Parrocchia Sant'Eusebio - CAGLIARI

MISTERI DEL DOLORE

 

I brani sono tratti dal vangelo di Marco, l’evangelista di questo anno.

Uno del gruppo, a turno, legge ad alta voce il testo del vangelo. Sul tema indicato ciascuno dei presenti può esprimere a voce alta la finalità per la preghiera. Tutti rispondono con la formula scritta sotto.

Il rosario si reciterà a cori alterni.

Prima di cominciare, cantiamo: Mi alzerò e andrò da mio Padre.

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PRIMO  MISTERO  DEL  DOLORE

 Gesù nell’orto degli ulivi. (Marco 14,32-41)

 

Giunsero intanto a un podere chiamato Getsèmani, ed egli disse ai suoi discepoli:Sedetevi qui, mentre io prego”. Prese con sé Pietro Giacomo e Giovanni e cominciò a sentire paura e angoscia. Gesù disse loro:La mia anima è triste fino alla morte: Restate qui e vegliate. Poi, andato un po’ innanzi, si gettò a terra e pregava che, se fosse possibile, passasse da lui quell’ora. E diceva: Abbà, Padre! Tutto è possibile a te, allontana da me questo calice! Però non ciò che io voglio, ma ciò che vuoi tu. Tornato indietro, li trovò addormentati e disse a Pietro: Simone, dormi? Non sei riuscito a vegliare un’ora sola? Vegliate e pregate per non entrare in tentazione; lo spirito è pronto, ma la carne è debole. Allontanatosi di nuovo, pregava dicendo le medesime parole. Ritornato li trovò addormentati, perché i loro occhi si erano appesantiti, e non sapevano che cosa rispondergli.

Venne la terza volta e disse loro:Dormite ormai e riposatevi. Basta, è venuta l’ora: ecco, il Figlio dell’uomo viene consegnato nelle mani dei peccatori. Alzatevi, andiamo! Ecco, colui che mi tradisce è vicino”.

 

Tema: la solitudine.

 

Leggiamo in silenzio.

Uno dei temi che vengono suggeriti da questa lettura è quello della solitudine. Gesù amava cercare dei momenti di solitudine, per pregare, per incontrarsi con il Padre. Il vangelo ce ne parla di frequente. In questa situazione, però, non vuole essere lasciato solo, anzi, invoca la compagnia dei suoi amici. Loro non hanno colto questo suo bisogno, si addormentano.

Certo, altro è stare soli perché lo si desidera, altro è essere soli perché si è lasciati soli.

La solitudine si manifesta in diversi modi: esiste la solitudine fisica, per così dire, cioè quella di chi è abbandonato a se stesso, come certi vecchi ad esempio o gli emarginati della società; esiste un tipo di solitudine interiore, quella di chi non si sente capito dagli altri, ad esempio.

Cerchiamo nella nostra mente, forse troveremo qualche esempio, qualche caso che ci sta particolarmente a cuore, qualche situazione per la quale desideriamo pregare.

 

Riflettiamo per qualche minuto.

Ciascuno dei presenti può esprimere a voce alta la propria intenzione, tutti rispondiamo:

Signore, fai sentire la tua presenza.

 

Dopo la prima parte dell’Ave Maria diciamo: …il frutto del tuo seno Gesù, che non ci lascia mai soli.

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SECONDO  MISTERO  DEL  DOLORE

Gesù viene flagellato (Marco  15, 7 – 15)

Un tale chiamato Barabba si trovava in carcere insieme ai ribelli che nel tumulto avevano commesso un omicidio. La folla, accorsa, cominciò a chiedere ciò che sempre le si concedeva. Allora Pilato rispose loro: Volete che vi rilasci il re dei Giudei?. Sapeva infatti che i sommi sacerdoti glielo avevano consegnato per invidia. Ma i sommi sacerdoti sobillarono la folla perché egli rilasciasse loro piuttosto Barabba. Pilato replicò:Che farò dunque di quello che voi chiamate il re dei Giudei?. Ed essi di nuovo gridarono:Crocifiggilo!. Ma Pilato diceva loro:Che male ha fatto?. Allora essi gridarono più forte:Crocifiggilo!. E Pilato, volendo dar soddisfazione alla moltitudine, rilasciò Barabba e, dopo aver fatto flagellare Gesù, lo consegnò perché fosse crocifisso.”

 

Tema: Il dolore.

 

Leggiamo in silenzio

Il secondo mistero sottolinea la sofferenza fisica alla quale Gesù è sottoposto.

Oggi nella nostra cultura occidentale viene condannata ogni forma di punizione che comporti l’inflizione di torture o comunque di pene fisiche, eppure dalla stampa e da tutti i mezzi di informazione in genere continuamente arrivano notizie di sofferenze inflitte ai più deboli. Che si tratti di casi limite (persone segregate e seviziate per anni) o di casi purtroppo comuni quali i casi di bullismo, di cui sono spesso vittime i nostri ragazzi, sempre abbiamo di fronte persone alle quali altre persone infliggono dolore solo perché in quel momento si sentono più forti.

Esiste anche una sofferenza che viene dalla natura, dalla malattia per esempio o dalle disgrazie di ogni genere che talvolta la vita ci manda.  Pensando a tanti che vivono situazioni di profondo disagio fisico o morale, riflettiamo sul fatto che delle nostre personali sofferenze possiamo fare dono a Dio per il bene di tutti.

Riflettiamo per qualche minuto.

Ciascuno dei presenti può esprimere a voce alta la propria intenzione, tutti rispondiamo:

Signore, insegnaci a fare dono della nostra sofferenza.

 

Dopo la prima parte dell’Ave Maria diciamo: …il frutto del tuo seno Gesù, che hai visto soffrire.

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TERZO  MISTERO DEL  DOLORE

 

Gesù è incoronato di spine  (Marco 15, 16 – 20)

Allora i soldati lo condussero dentro il cortile, cioè nel pretorio, e convocarono tutta la coorte. Lo rivestirono di porpora e, dopo aver intrecciato una corona di spine, gliela misero sul capo. Cominciarono poi a salutarlo:Salve, re dei Giudei!. E gli percuotevano il capo con una canna, gli sputavano addosso e, piegando le ginocchia, si prostravano a lui. Dopo averlo schernito, lo spogliarono della porpora e gli rimisero le sue vesti, poi lo condussero fuori per crocifiggerlo.

 

Tema: L’umiliazione.

 

Leggiamo in silenzio.

Queste righe sono sicuramente tra le più angoscianti nella narrazione della passione di Cristo. Non soddisfatti del dolore fisico inflitto con la flagellazione, inveiscono con le offese, umiliando Gesù, schernendolo; lo travestono come un re da burla: uno scettro di canna, un drappo rosso per fingere il manto regale tinto con la preziosa porpora, una corona fatta con rami spinosi; e poi lo insultano, lo coprono di sputi. Che cosa gli avrà fatto più male, il dolore o l’umiliazione? Che cosa avrà provato Gesù mentre veniva esposto agli occhi della folla così conciato, pensando che tra gli altri forse a vederlo c’era sua madre e i suoi amici?

Gli uomini a volte godono ad infliggere agli altri sofferenze psicologiche e a umiliare chi ritengono più debole. Anche nelle situazioni più frequenti della nostra quotidianità a volte anche senza volerlo offendiamo la sensibilità degli altri.

Riflettiamo per qualche minuto.

Ciascuno dei presenti può esprimere a voce alta la propria intenzione, tutti rispondiamo:

Signore, aiutaci ad essere sensibili e attenti agli altri.

 

Dopo la prima parte dell’Ave Maria diciamo: …il frutto del tuo seno Gesù, schernito e umiliato.

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QUARTO  MISTERO  DEL  DOLORE

 

L’ascesa al calvario  (Marco  15, 21 – 32)

Allora costrinsero un tale che passava, un certo Simone di Cirene, che veniva dalla campagna, padre di Alessandro e Rufo, a portare la croce. Condussero dunque Gesù al luogo del Gòlgota, che significa luogo del cranio, e gli offrirono vino mescolato con mirra, ma egli non ne prese.

 

Tema: Quando la vita è un calvario.

 

Leggiamo in silenzio.

L’immagine della via crucis ci è talmente familiare che è entrata nel linguaggio comune l’espressione “è un calvario” per indicare un periodo particolarmente difficile e pieno di sofferenza. Per alcuni il calvario può durare un’intera vita, basti pensare a chi soffre di una malattia grave e incurabile e anche a chi a causa della malattia di un familiare vede condizionata la propria esistenza. Ma le ragioni del calvario possono essere le più diverse.

Riflettiamo per qualche minuto.

Ciascuno dei presenti può esprimere a voce alta la propria intenzione, tutti rispondiamo:

Signore, cammina a fianco di chi sta vivendo la vita come un calvario.

 

Dopo la prima parte dell’Ave Maria diciamo: …il frutto del tuo seno Gesù, che cammina verso la sua morte.

  

QUINTO  MISTERO DEL DOLORE

 Gesù muore sulla croce  (Marco 15, 33 – 39)

 “Venuto mezzogiorno, si fece buio su tutta la terra, fino alle tre del pomeriggio. Alle tre Gesù gridò con voce forte: Eloì, Eloi, lemà sabactàni?, che significa: Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato? Alcuni dei presenti, udito ciò, dicevano: Aspettate, vediamo se viene Elia a toglierlo dalla croce. Ma Gesù, dando un forte grido, spirò.

Il velo del tempio si squarciò in due, dall’alto in basso.

Allora il centurione che gli stava di fronte, vistolo spirare in quel modo, disse:Veramente quest’uomo era Figlio di Dio!.

 

Tema: Il mistero della morte.

 

Leggiamo in silenzio

La morte è sicuramente una delle cose che maggiormente ci turbano. Anche noi cristiani che dovremmo considerare la morte come inizio della vera vita in realtà ne abbiamo paura. Recentemente si è parlato molto della morte e spesso in termini fortemente polemici, fortemente drammatici, davanti a situazioni che hanno suscitato turbamento e divisioni per la diversità delle opinioni.

Certo è che la morte è un momento estremamente delicato della nostra esistenza. Forse se essa arrivasse sempre in modo “naturale” non ci turberebbe così tanto, ma capita che i giovani muoiano prima dei vecchi, i figli prima dei genitori; capita che la morte arrivi improvvisa e a volte che sia inflitta violentemente dagli uomini contro gli uomini. Gesù è stato uno di quelli che è morto precocemente per la volontà di altri.

Ciascuno di noi annovera tra le sue conoscenze sicuramente diversi parenti, familiari, amici, conoscenti ormai defunti, morti forse precocemente.

Riflettiamo per qualche minuto.

Ciascuno dei presenti può esprimere a voce alta la propria intenzione, tutti rispondiamo:

Signore, accogli tra le tue braccia i nostri defunti.

 

Dopo la prima parte dell’Ave Maria diciamo: …il frutto del tuo seno Gesù, che muore sulla croce.

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