Parrocchia sant'eusebio - CAGLIARI -

PRESENTAZIONE DEL LIBRO SULLA PARROCCHIA DI S. EUSEBIO

IN OCCASIONE DEL 50° ANNIVERSARIO DI FONDAZIONE.

(a cura di Monsignor Tarcisio Pillolla)

Cagliari, 31 gennaio 2009 - Salone Parrocchiale

 

Don Giuseppe mi ha invitato a fare una breve presentazione del libro LA PARROCCHIA DI SANT’ EUSEBIO, pubblicato in occasione del 50° anniversario della sua fondazione.

Per diverse ragioni ho accettato molto volentieri : tra l’altro ho ricordato che dal 1966 al 1968, in quanto residente in via Fratelli Falletti, sono stato parrocchiano di Sant’Eusebio, poi, con la divisione della parrocchia, sono passato a quella di San Pietro e Paolo.

E anche perché, molto prima di diventarne parrocchiano ero un po’ di casa in quanto amico del primo parroco Don Francesco Alba e del Prof.Brunello Massazza  che di Don  Alba è stato uno dei principali collaboratori e poi, dal 1968 al 1999, come Vicario Generale e Vescovo Ausiliare ne ho potuto seguire il suo cammino.

Mario Girau mi ha fatto ricordare una conferenza che tenni negli anni sessanta ai gruppi giovanili della parrocchia sul tema : Perché credo - perché spero - perché amo.

Ed ora permettetemi di proporvi qualche riflessione che ha suscitato in me la lettura del volume, curato con affetto e competenza da due parrocchiani particolarmente impegnati : Mario Girau e Mariella Manca.

 

 

Il libro si apre con la bellissima definizione che ha dato della Parrocchia Giovanni XXIII che - mi piace ricordarlo - venne eletto al pontificato nel 1958, lo stesso anno di nascita della vostra parrocchia.

“La parrocchia - disse - è come la fontana del villaggio, quella che dona l’acqua capace di dissetare la sete spirituale insita nel cuore di ogni uomo “.

La Conferenza Episcopale Italiana ha confermato la piena attualità della parrocchia anche nel nostro tempo con giudizi inequivocabili “Il futuro della Chiesa in Italia, e non solo, ha bisogno della Parrocchia” (n. 5) e la considera “luogo ordinario e privilegiato dì evangelizzazione della comunità cristiana “.

Dalla lettura del libro risulta che la vostra parrocchia ha camminato su queste strade.

 

Tra i molti punti esaminati, in particolare ho scoperto che in Italia : 

  • E’stata la prima a costituire il Consiglio Pastorale che successivamente, per disposizione del Codice di  Diritto Canonico, pubblicato nel 1983, si sarebbe dovuto estendere a tutte la parrocchie  ( pag. 46); clicca sul numero per visualizzare

 Inoltre sono stato colpito dalla sua apertura al sociale ( pag. 42) clicca sul numero per visualizzare

  • Dal particolare impegno manifestato per la formazione del gruppo dei collaboratori ( pag. 56); clicca sul numero per visualizzare

  • Dall’attenzione per la pastorale giovanile ( pag. 64); clicca sul numero per visualizzare

  • Per l’importanza data alla catechesi ( pag. 145). clicca sul numero per visualizzare

Non possiamo non ricordare che nel corso di questi cinquant’anni la parrocchia ha dato alla Chiesa tre sacerdoti e un diacono permanente :

  Don Gesuino Prost, ordinato il 14 luglio 1968;

  Don Giampiero Cara, ordinato il 18 ottobre 1969;

  Don Caschili Ferdinando, ordinato 1’ 11 maggio 1991;

mentre Franco Zara, che ha concluso la sua vita terrena nel 2003, venne ordinato diacono permanente nel 1993.

******

Nella lettera agli Ebrei (13/7), leggiamo questo invito “Ricordatevi dei vostri capi, ì quali vi hanno annunciato la parola di Dio; considerando attentamente l’esito del loro tenore di vita, imitatene la fede “.

Alla luce di queste parole, ricordiamo con affetto e gratitudine, i parroci e i vicari parrocchiali : si tratta di personalità diverse ma accomunate tutte dallo stesso amore per Cristo e la Chiesa.

          Il primo parroco, Don Francesco Alba, dal 1958 al 1968;

•          Mons. Antonio Porcu, dal 1968 al 1981;

•          Don Paolo Alamanni, dal 1982 al 1989;

•          Mons. Eliseo Mereu, dal 1989 al 2002;

·         E dal 2002, felicemente regnante, Don Giuseppe Cadoni.

•          Più numerosi i vicari parrocchiali che hanno prestato il loro servizio pastorale per un periodo più o meno lungo:

•          Don Raimondo Podda;

•          Don Vincenzo Fois;

•          Don Giorgio Cara;

•          Don Eugenio Zucca;

•          Don Andrea Portas;

•          Don Nino Murtas;

•          Don Gianni Sanna;

•          Don Paolo Alamanni che - come ho detto - successivamente divenne parroco;

•          Don Tore Brughitta;

•          Don Luigi Zuncheddu.

Ma la nostra gratitudine va anche altri sacerdoti che, pur non avendo un incarico ufficiale, hanno dedicato molto del loro tempo alla parrocchia, come Mons. Luigi Cherchi, Mons. Bruno Prost e Mons. Tonino Cabizzosu.

Ricordiamo anche i fedeli laici, dei quali sarebbe impossibile fare i nomi tanto sono numerosi, che hanno prestato la loro collaborazione intelligente e generosa.

Fa piacere constatare che la parrocchia ha seguito e spesso anticipato le direttive date dalla Conferenza Episcopale Italiana nel corso degli ultimi anni.

La Nota pastorale della CEI del 2004, pubblicata a conclusione dell’Assemblea Generale, insisteva sulla sua vocazione missionaria.

  • “Una parrocchia missionaria - diceva tra l’altro il Documento - è al servizio della fede delle persone soprattutto degli adulti da raggiungere nelle dimensioni degli affetti, del lavoro e del riposo; in particolare occorre riconoscere il ruolo germinale che le famiglie hanno per la società umana e per la comunità cristiana, sostenendole nella preparazione al matrimonio, nell ‘attesa dei figli, nella responsabilità educativa, nei momenti della sofferenza “(Introd. n. 4)

  • “C’è bisogno di parrocchie che siano case aperte a tutti, si prendano cura dei poveri, collaborino con altri soggetti sociali e con le istituzioni, promuovano cultura in questo tempo della comunicazione “ (Introd. N. 5).

  • “Una parrocchia missionaria ha bisogno di «nuovi» protagonisti: una comunità che si sente tutta responsabile del Vangelo, preti più pronti alla collaborazione nell’unico presbiterio e più attenti a promuovere carismi e ministeri, sostenendo la formazione dei laici, con le loro associazioni, anche per la pastorale d’ambiente, e creando spazi di reale partecipazione “ (Introd. n. 7).

 

LA PRESENZA DELLA PARROCCHIA NEL TERRITORIO

La presenza della parrocchia nel territorio si esprime anzitutto :

     nel tessere rapporti diretti con tutti i suoi abitanti, cristiani e non cristiani, partecipi della vita della comunità o ai suoi margini”

   Nella vita della gente, eventi lieti o tristi : nulla deve sfuggire alla conoscenza e alla presenza discreta e attiva della parrocchia, fatta dì prossimità, condivisione e cura.

Per quanto riguarda il programma operativo Gli Orientamenti Pastorali dell’ Episcopato per questo decennio “Comunicare il Vangelo in un mondo che cambia, come piste preferenziali alle parrocchie sono indicati i giovani e le famiglie :

     “ci pare opportuno chiedere per gli anni a venire una particolare attenzione ai giovani e alle famiglie. Questo è l’impegno che affidiamo e raccomandiamo alla comunità cristiana “.

“Partiamo dai giovani, nei quali va riconosciuto un talento che il Signore ha messo nelle mani perché lo facciano fruttificare. Nei loro confronti le nostre comunità sono chiamate a una grande attenzione e a un grande amore “.

“Le parrocchie devono avere il coraggio di Giovanni Paolo II che ai giovani ha affidato il compito impegnativo di sentinelle del mattino “

 

Due   atteggiamenti   risultano   insostituibili   per   la   vocazione missionaria della Parrocchia :

l’ospitalità e l’identità della fede.

L’ospitalità non consiste solo nella accoglienza cordiale che si offre alle persone chi si rivolgono alla parrocchia per chiedere qualche servizio ma nel dare spazio soprattutto a quanti si sentono estranei alla comunità parrocchiale.

Ma a nulla varrebbe accogliere e cercare il prossimo se non si avesse niente da offrire : chiunque, avvicinandosi alla parrocchia deve cogliere una fede autentica che traspare dalle parole e dai gesti.

La parrocchia deve fuggire la tentazione di chiudersi in se stessa, soddisfatta dell’esperienza gratificante di comunione che esiste tra quanti ne condividono l’esplicita appartenenza ma aperta a tutti, specie a quanti sono alla ricerca della fede, con un dialogo sereno e rispettoso.

Particolarmente sensibile deve dimostrasi nei confronti degli ammalati, sostenendo anche le loro famiglie specie quelle dove ci sono persone colpite da lunghe e gravi malattie; si tratta di una tradizione delle nostre parrocchie ma che deve essere intensificata.

La presenza della parrocchia implica anche la capacità di interloquire con gli altri soggetti sociali nel territorio.

La cultura del territorio è composizione di voci diverse; non deve mancare quella del popolo cristiano, con quanto di decisivo sa dire, nel nome del Vangelo, per il bene di tutti.

Le aggregazioni di laici nella parrocchia si facciano parte attiva dell’animazione del paese o del quartiere.

L’ambito della carità, della sanità, del lavoro, della cultura e del rapporto con la società civile sono un terreno dove la parrocchia ha urgenza di muoversi raccordandosi con le parrocchie vicine, superando tendenze di autosufficienza e investendo in modo coraggioso su una pastorale d’insieme.

Dal 2002, dopo le dimissioni di Mons. Eliseo Mereu, la parrocchia è affidata a Don Giuseppe Cadoni che nell’esercizio del suo ministero può contare sulla collaborazione di diverse associazioni, gruppi e movimenti ecclesiali.

Alcuni di esistono da diversi anni, altri sono stati costituiti recentemente : ricordiamo almeno i principali :

La conferenza vincenziana; La Legio Mariae; L’apostolato della preghiera; Il Gruppo P. Pio; L’Opera delle vocazioni; Il Rinnovamento nello Spirito; Il Rosario Perpetuo; I Cursillisti.

Dopo la celebrazione della ricorrenza giubilare, la vostra parrocchia non solo deve continuare il suo cammino ma impegnarsi ancora di più: è prevedibile che incontrerete delle difficoltà, come del resto ci sono state anche nel passato.

Non abbiate paura : vi siano di incoraggiamento le parole di Giovanni Paolo II a conclusione della Tertio Millennio Ineunte “Andiamo avanti con speranza! Un nuovo millennio si apre davanti alla Chiesa come un oceano vasto in cui avventurarsi, contando sull‘aiuto di Cristo.

Il Figlio di Dio che si è incarnato duemila anni or sono per amore dell’uomo, compie anche oggi la sua opera: dobbiamo aver occhi penetranti per vederla, e soprattutto un cuore grande per diventarne noi stessi strumenti” .

HOME PAGE

APPUNTAMENTI   I GRUPPI DI PREGHIERA    CATECHESI     LE NOSTRE PUBBLICAZIONI     SOLIDARIETA'   

LA nostra parrocchia    ANIMAZIONE LITURGICA     ORATORIO     SERVIZI UTILI    ulTimissime    50° anniversario   scrivici 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Don Alba si rende "colpevole" di eccessiva modernità. Sulla scia del dibattito conciliare in corso -  il Vaticano II inizia l'11 ottobre 1962 e termina il 7 dicembre1965 - il parroco istituisce il Consiglio Pastorale Parrocchiale, il primo in Italia.

Un organismo di partecipazione ecclesiale che esalta il ruolo dei laici, finalmente non solamente passivi esecutori della volontà del parroco, ma partecipi della programmazione parrocchiale. Il motore di questo Consiglio, presieduto dal parroco, è professor Brunello Massazza, amico personale di don Alba al quale lo lega anche una forte identità di vedute su ruolo e funzione della parrocchia.

(dal libro "La Parrocchia di Sant'Eusebio" pag. 46)

 

 

 

Tra gli aspetti che emergono nell'impostazione della pastorale parrocchiale di questi primi anni quello che più colpisce è il coinvolgimento e la responsabilizzazione dei laici nei vari settori del­la vita parrocchiale.

Don Francesco Alba cerca uomini e donne protagonisti della vita ecclesiale. Non è facile in quel clima ancora preconciliare, quando i fedeli pendono dalle labbra del parroco, in ogni cosa: sia d'ordine religioso sia sociale.

"Santificarsi " trattando le cose del mondo è il messaggio di una "Gaudium et Spes" di là da venire, anticipato da uno stile parrocchiale che il parroco vorrebbe introdurre a Sant' Eusebio. Una cosa è certa: si mettono in campo tutti i mezzi e le iniziative allora possibili. Incontri formativi per giovani e adulti, azione cattolica a tutti i livelli, all'interno di un'organizzazione parrocchiale parte­cipata, gerarchica al punto giusto.

(dal libro "La Parrocchia di Sant'Eusebio" pag. 42)

 

 

L'obiettivo che il parroco si propone è la formazione di un gruppo di collaboratori, giovani e adulti che, oltre a promuovere le attività ricreative e sportive, si impegnino nel perfezionare la propria vita di fede con la preghiera e la frequenza ai sacramenti e incentivare l'opera di diffusione dei principi cristiani nel territorio parrocchiale.

 Don Porcu individua pertanto tre versanti sui quali concentrare l'azione:

 La sensibilizzazione dei ragazzi e dei giovani.

L'individuazione di nuove persone per ampliare le fasce di evangelizzazione parrocchiale. 

 L'avvicinamento delle famiglie alla parrocchia.

 

(dal libro "La Parrocchia di Sant'Eusebio" pag. 56)

 

 

 

 

Don Gianni, appena ha la possibilità, si sistema nella canonica inserendosi ancor più nella vita del quartiere, impegnato soprattutto con i giovani. Il gruppo giovanile è suddiviso in due sottogruppi in base all'età: adolescenti e giovani, che seguono percorsi paralleli ma differenziati. Don Gianni tiene molto a salvaguardare questa distinzione perché le differenti fasce d'età richiedono un approccio diverso ai problemi. In realtà i due gruppi interagiscono in continuazione e finiscono con il fondersi spontaneamente tra loro.

(dal libro "La Parrocchia di Sant'Eusebio" pag. 64)

 

 

 

 

Don Paolo Alamanni curò con particolare attenzione l'organizzazione della catechesi dei ragazzi in preparazione della prima comunione e della cresima; in un certo senso, si potrebbe dire che fu il primo parroco nella storia della parrocchia a creare una scuola di catechismo organizzata rigorosamente sul  modello scolastico.

Per poter attuare il suo programma provvide, innanzi tutto, a ricavare sei aule per il catechismo dalla grande sala che era stata utilizzata come chiesa prima della costruzione della chiesa attuale.

In tal modo la scuola di catechismo potè contare su uno spazio che consentì una gestione più autonoma, in grado di favorire iniziative e interventi adeguati alle esigenze dei catechisti e dei ragazzi.

Il programma di don Paolo si articola su diversi piani che possiamo riassumere nei seguenti punti essenziali:

-     Preparazione dei catechisti.

-     Guida ai catechisti.

-     Organizzazione della scuola.

(dal libro "La Parrocchia di Sant'Eusebio" pag. 145)