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IL CONIGLIO GIGLIO

 

 

Questo che vi presentiamo è un coniglio che si chiama Giglio. A voi sembrerà forse un nome strano, ma è quello che gli hanno dato Gianna e Marco e ormai tutti lo chiamano così. Gianna e Marco una mattina si sono affacciati alla finestra della cucina, intanto che la mamma preparava la colazione, e hanno visto un animaletto tutto bianco che se ne stava immobile a guardare i cespugli del giardino.

“Che cosa è? – Chiese Gianna.

“Sembra un coniglio – rispose Marco che a Natale aveva ricevuto in dono un libro sugli animali – Chiediamo alla mamma.

“Caspita! E’ proprio un coniglio! – confermò la mamma – Un coniglietto. Ma come sarà finito qui? Bisogna eliminarlo subito, altrimenti addio lattughe! – e già correva ad armarsi di scopa.

“Eliminarlo? No, dai, mamma! E’ così carino! – esclamarono i fratelli insieme. E siccome Gianna e Marco insieme di solito sapevano solo litigare, la mamma, spiazzata dalla coalizione, scese a un compromesso.

“Per ora lasciamo stare, quando tornerà il babbo ne riparleremo. Però dovete capire che un coniglio in giardino è un autentico flagello, rosicchia tutto: che ne sarebbe del mio orto?

 

 

Il fatto è che qualche tempo prima la mamma aveva deciso di impiantare in una zona del giardino un orticello. Si era messa d’impegno e ormai cominciavano a vedersi i primi risultati: lattughine tenere, ravanelli, carote…ne andava così orgogliosa! Ci mancava solo un coniglio a rovinare tutto!

In attesa che il babbo arrivasse (la domenica mattina faceva sempre una passeggiata intanto che il resto della famiglia si preparava per andare alla messa) i bambini decisero di dare un nome al coniglio.

“E’ tutto bianco, chiamiamolo Neve – propose Marco.

“Neve? Brr! Mi fa venire freddo solo a sentirlo – replicò Gianna che era freddolosa – Chiamiamolo Cotone, sembra proprio un battutolo di cotone.

“Sei matta? Mi fa pensare alle punture.

“Mamma, mamma, cosa ti fa venire in mente il colore bianco?

“Un giglio – rispose lei che aveva il pallino del giardinaggio.

“Un bel nome, che ne dici?

“Hmm…potrebbe andare. E poi, dato che l’ha scelto lei, non avrà il coraggio di eliminarlo.

Quando il babbo rientrò, i bambini gli corsero incontro e gli si aggrapparono alle gambe parlando insieme concitati.

“Calma, calma, uno per volta – disse il babbo che di solito era un tipo tranquillo – fatemi appoggiare il giornale, sediamoci qui e spiegatemi tutto.

Ci volle del bello e del buono per convincere la mamma. Il babbo ce la mise tutta, ma lei cedete solo dopo che Gianna e Marco ebbero accettato alcune condizioni piuttosto gravose, del tipo: non fare storie quando è il momento di andare a letto, lavarsi sempre i denti dopo i pasti, fare i compiti senza protestare. Secondo Marco la cosa puzzava un po’ di ricatto, ma a mali estremi…

Fu così che il babbo prese due giorni di ferie che gli servirono per:

  1. Tranquillizzare la mamma.

  2. Comprare della rete e recingere accuratamente l’orto.

  3. Sistemare una casetta di legno per Giglio sotto la vecchia quercia.

  4. Fissare della rete sul cancello per impedire al coniglietto di sgusciare tra le sbarre e finire in strada.

E mentre faceva tutte queste cose continuava a chiedersi: “Ma come avrà fatto questo coniglietto a finire qui?” E’ una buona domanda, ve lo siete chiesto anche voi? Beh, io lo so e ve lo voglio raccontare come si racconta ogni storia che si rispetti.

 

C’era una volta una collina che si trovava non lontano da una città. Era una collina qualunque, non toppo alta né troppo bassa; era coperta di cespugli di vario tipo e qua e là vi spuntavano degli alberi; a primavera si copriva di erba e fiori colorati. Non c’era un bel boschetto verdeggiante né un ruscello che formasse una pittoresca cascatella, niente insomma che avesse a che fare con quegli angoli di natura ridenti che invitano le famigliole a fare i picnic; insomma, era poco frequentata dalla gente. Era il regno dei conigli.

Un giorno la giunta comunale di quella città decise di far costruire sulla collina un grosso centro commerciale. I conigli naturalmente non ne sapevano niente, perché loro non leggono i giornali e non guardano la televisione. L’arrivo delle autogrù, degli scavatori e delle ruspe li colse del tutto impreparati. Per quanto i più autorevoli tra i conigli anziani continuassero a strillare: “Niente panico, niente panico!” Il panico si diffuse con la velocità del latte quando trabocca nei fornelli e tutti si misero a correre in tondo come impazziti. Erano conigli, del resto ed è noto a tutti che i conigli non si distinguono per il gran coraggio. Alla fine, in qualche modo si riuscì a mettere ordine in tutto quel trambusto e i conigli cominciarono a emigrare. Su consiglio dei più avventurosi, che avevano condotto esplorazioni in zone anche lontane, si diressero, passando all’estero dei quartieri periferici, verso la parte opposta della città, in quella direzione infatti si trovavano dei bei terreni incolti che si potevano colonizzare.

In quella gran confusione nessuno si accorse che un coniglietto mancava all’appello, eppure era un coniglietto particolare, infatti aveva il pelo di un bianco così candido da farlo sembrare zucchero filato. Era anche piuttosto piccolo, di carattere timido ma molto curioso e pieno di fantasia.

Il giorno della grande migrazione lui, che era stato impegnato per tutto il tempo a esplorare il lungo tronco cavo di un albero abbattuto da un fulmine, non si era accorto di nulla. Si trovò così solo tra i mezzi meccanici che gli fecero perdere del tutto l’orientamento, anche perché la ruota enorme di un trattore si trovava proprio sopra la sua tana.

Provò a chiamare, ma non ebbe risposta. Allora ebbe una grande paura, ma proprio grande; poi però si costrinse a calmarsi e a riflettere. Tuttavia, per quanto pensasse, non trovava risposte né soluzioni al suo problema. Intanto si era fatta notte fonda, il coniglietto, infreddolito, trovò riparo sotto il telone che copriva uno scavatore e si addormentò.

All’alba arrivarono le squadre degli operai e misero in moto le macchine. Il rumore assordante mise le ali ai piedi al povero coniglio che cominciò a correre come mai aveva fatto in vita sua. Corse e corse fino a che non raggiunse una larga strada, ma qui lo attendevano altri pericoli e altre paure, perché era un’arteria stradale importante e le macchine vi sfrecciavano veloci in entrambe le direzioni. Allora il coniglietto lasciò la strada e si trovò a vagare tra vialetti ghiaiosi cercando un buco nel quale rifugiarsi ma intorno a sé vedeva solo muri compatti.

Finalmente si trovò davanti un cancello di legno con le assi abbastanza distanziate perché uno della sua taglia ci potesse passare e, senza pensarci due volte, si infilò tra le sbarre. Era in un giardino. Con un balzo si portò in mezzo a un fraticello erboso e qui si fermò perché il suo cuoricino era stato sottoposto a uno sforzo enorme e se lo sentiva battere per tutto il corpo. Sollevò lo sguardo e vide dei bellissimi cespugli pieni di fiori e frutti dorati e rimase incantato a guardarli.

Era ancora incantato quando due bambini, affacciatisi alla finestra, lo videro.

 

La storia finisce qui, a meno che…

Cosa potrà capitare al nostro coniglio nel giardino della casa di Gianna e Marco? Vuoi provare tu a inventare un’avventura per Giglio?  

 

 

 

 

 

 

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