Parrocchia Sant'Eusebio - CAGLIARI
 
IL RINNOVAMENTO DELLA CATECHESI ANNO CATECHISTICO 2013 - 2014 CATECHISTA ANIMATORE
 
 

Scuola di Catechismo

 

La catechesi è il luogo privilegiato della trasmissione della fede e quindi uno dei momenti  fondamentali per l’edificazione della comunità cristiana.

Nel bene e nel male la nostra religiosità è stata profondamente segnata dalla catechesi che abbiamo ricevuto, a  casa e in parrocchia, che abbiamo accolto o rifiutato.

Allo stesso modo possiamo dire che le comunità parrocchiali, sono il frutto dell’azione di tutti gli operatori della catechesi.

Davanti ai fallimenti ed alle inadeguatezze è facile evidenziare i limiti di questi operatori: della gerarchia, dei catechisti, dei genitori …

Davanti alla grandezza  la sublimità e, perché no?, la difficoltà di questo compito, le reazioni più comuni sono il disimpegno, (non ne sono capace) e la delega (ci pensi la parrocchia).

Qualunque sia la scelta operata dai genitori, la loro è comunque una catechesi e molto più efficace della migliore catechesi organizzata in parrocchia.

Non esistono scelte neutre si educhino o no i figli alla e nella fede sempre si stanno trasmettendo loro i valori in cui crediamo.

Dall’altra parte se le nostre parrocchie dovessero aspettare per organizzare la catechesi per i ragazzi, gli adolescenti e gli adulti ad avere catechisti formati dal punto di vista teologico,didattico e dalla vita esemplare, dubito che qualcuna sia in grado di farlo.

Ma anche per le parrocchie vale il discorso fatto per le famiglie, anche nell’assoluta mancanza d’ogni forma organizzata, tutto o quasi, diventa catechesi.

Ci fosse, in una parrocchia anche solo la celebrazione di una messa festiva, ci sarebbe comunque una trasmissione della fede magari parziale o distorta e quindi criticabile.

Ora non tutto nella chiesa è catechesi, ma tutto ha bisogno di catechesi per essere conosciuto, illuminato, approfondito.

Il gruppo che vuol dare il suo contributo alla catechesi parrocchiale deve avere l’umiltà di porsi delle domande e avere il desiderio e la volontà di saperne di più e meglio rispondere alla chiamata di Dio e alla santità.

La coscienza dei proprio limiti invece di scoraggiare e portare al disimpegno deve mantenere umili e in ricerca.

Mettersi delle domande è segno di una fede viva che vuol crescere magari stuzzicata dalle domande dei fanciulli e dei ragazzi.

Anche insegnare qualcosa che non si ha intenzione di mettere in pratica è impossibile: penso ai sacramenti, alla messa domenicale, al perdono, all’amore vicendevole.

Naturalmente tutto questo riguarda in primo luogo i genitori.

So bene che ci sono situazioni insanabili e talvolta vissute con sofferenza.

Penso ai divorziati e conviventi e spiegare ai figli situazioni irregolari so che non è facile.

Accompagnare un figlio o figlia ad un sacramento, penso all’eucarestia, richiede al genitore più fede di quanta ne dimostra uno che celebra il sacramento per  rispettare una tradizione e dando più importanza alla festa, al ristorante e ai regali.

Ma la dissonanza  tra gli ideali evangelici e la vita ci coinvolge tutti a cominciare dai sacerdoti.

Riconoscersi peccatori è il primo passo, sentire il disagio, soffrire delle proprie inadeguatezze è il secondo, aver bisogno di essere salvati da Dio è il terzo, il quarto e i successivi sono opera della grazia di Dio che opera in chi si apre alla sua azione.

Ciascuno secondo le proprie capacità, è questa disponibilità a crescere la testimonianza che possiamo offrire alle nuove generazioni.

Questo discorso non esclude, ma fonda la tensione verso la santità, verso una conoscenza sempre più approfondita della Sacra Scrittura, della chiesa, della teologia della morale, della liturgia e stimola l’utilizzo dei mezzi che la didattica mette a nostra disposizione.

Il tutto per la maggior gloria di Dio.

 

 

 

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