Parrocchia Sant'Eusebio - CAGLIARI

        

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Mons. Giovanni Ascedu è stato il primo che, giovanissimo seminarista, negli anni cinquanta mi ha parlato in maniera semplice dello Spirito Santo, questo sconosciuto, cui ha dedicato uno dei suoi primi lavori, credo.

Giovane prete negli anni sessanta ho avuto fra le mani e apprezzato le sue dispense sul Vangelo di San Marco. Ero appena arrivato nella parrocchia di Sant' Eusebio quando mi telefonò chiedendomi notizie sulla parrocchia e comunicandomi la sua intenzione di promuovere con un libretto la conoscenza e la devozione a Sant' Eusebio.

Libretto di cui intendeva far dono alla parrocchia perché ne facessi l'uso che credevo più opportuno. Dovetti confessargli che della storia della parrocchia conoscevo solo i brevi appunti di Monsignor Cherchi e di Sant' Eusebio poco più che fosse sardo e vescovo di Vercelli.

E' pertanto con doverosa riconoscenza e penso secondo il suo desiderio che divulghiamo quello che penso sia stato il suo ultimo lavoro prima della sua tragica e improvvisa scomparsa. 

                                                                                       Giuseppe Cadoni

L' immaginetta  o "Santino" della Nostra Parrocchia.

 

Sant’EusebiO (a cura di Mons. Giovanni Ascedu)
 Un grande figlio della Sardegna,

Molto venerato nel Piemonte. Papa Giovanni XXIII lo ha proclamato "patrono principale di tutto il Piemonte".

Sant'Eusebio merita di essere conosciuto molto di più dai sardi. È stato il primo vescovo di Vercelli, il fondatore della Chiesa nel Piemonte, un eroico difensore della fede cattolica, assieme ad altri grandi vescovi del suo tempo. Il più grande col quale collaborò fu Sant'Atanasio, vescovo di Alessandria d'Egitto.

Attualmente a Cagliari contribuiscono alla conoscenza e alla devozione del Santo, la parrocchia e la libreria dedicate a Sant’Eusebio. La parrocchia costituita da Monsignor Paolo Botto il 15-12-1958 (riconosciuta civilmente il 18-1-1960) fu affidata a Don Alba Francesco, nativo di Villasalto, sotto il governo del quale furono poste le fondamenta della attuale chièsa parrocchiale.

Fu inaugurata senza particolari cerimonie il 5-12-1971, dal parroco Don Antonio Porcu, nativo di Quartucciu, consacrata solennemente il 16-1-1972. In quella occasione, là Diocesi di Vercelli donò alla parrocchia un busto del Santo con la reliquia. Durante il suo governo fu fatta scolpire ad Ortisei la statua del patrono e venne fissata la festa popolare la seconda domenica di Settembre. I parroci successivi furono: Don Paolo Alamanni, nato a Pian di Scò (AR), Don Eliseo Mereu, nativo di Orroli, Dottor Giuseppe Cadoni, nativo di Villasimius.

La libreria fu fondata da Don Giovanni Ascedu, nativo di San Nicolò Gerrei, mentre era parroco a Sant'Anna in Cagliari, con lo scopo di far conoscere questo grande santo sardo, studioso della Sacra Scrittura, zelante della liturgia, apostolo infaticabile della dottrina cattolica.

Nella libreria è curata al massimo la diffusione della Bibbia, dei libri liturgici: Messale e Liturgia delle Ore, il materiale per l'apostolato catechistico.

Nella sala della libreria, al primo piano, già da una quarantina di anni, si sono tenuti due corsi completi sulla Bibbia, dalla Genesi all' Apocalisse, e due volte i tre cicli dell'Anno Liturgico: Ciclo A, Ciclo B, Ciclo C. In tre anni è stato presentato il Catechismo della Chiesa Cattolica del Concilio Vaticano II. Sono stati tenuti corsi di Teologia dogmatica, di Teologia morale, di Teologia ascetica

Vi hanno collaborato anche diversi sacerdoti. Ricordo in particolare Mons. Cauli Ottavio, parroco di San Pio X, e Mons. Casu Salvatore, parroco di Sant' Eulalia. Fra i laici hanno collaborato il dott. Mariano Falconi, il dott. Mino Spanti, il dott. Paolo Matta e il prof. Sebastiano Caddeo.

Nella libreria ha lavorato per una trentina d'anni la signorina Anna Anedda, nativa di Sinnai. Fa parte di una associazione laica intitolata "Opera SS. Trinità", di cui fu prima presidente la signorina Angius Lazzarina, nativa di Serdiana. L'associazione ha eletto suo protettore Sant'Eusebio.

Al culto e alla devozione per Sant' Eusebio potrebbe contribuire - e non poco - una opportuna conoscenza e valorizzazione di un sito archeologico, nel suo genere unico nel bacino del Mediterraneo, parliamo di un santuario rupestre che si trova nelle immediate vicinanze della parrocchiale di Sant'Anna, nel cuore dell'antico rione di Stampace, noto come "La Cripta di Santa Restituta".

Si tratta di un sorprendente ipogeo, dalla straordinaria suggestione. Una vera e propria grotta che resta sotto il presbiterio della sovrastante Chiesa di Santa Restituta, dedicata - secondo la tradizione - alla martire cristiana, madre di Eusebio, che nella Cripta trovò la morte intorno al 310. Le sue reliquie furono trovate nel XVII secolo e, da allora, custodite nella vicina parrocchiale di Sant' Anna.

L'ipogeo - che testimonia una frequentazione dell'uomo di almeno tre millenni -conserva elementi e testimonianze di primissimo piano: dalla statua della Santa (per proporzioni e fattura attribuibile all'arte copta) ad un affresco riproducente un San Giovanni Battista in atto benedicente, sicura prova del passaggio del monachesimo in questo sito stampacino.

Fra gli altri, un vano, denominato Scuola di Santa Restituta, a rappresentare il luogo dove - secondo una tradizione rionale - la Santa faceva catechismo, fra gli altri, anche ai propri figli Eusebio ed Eusebia destinati, pur in forme diverse, ad essere due giganti della storia della Chiesa. Il primo come vescovo di Vercelli e strenuo difensore della ortodossia della fede cristiana» contro le devianze ariane; la seconda come co-fondatrice e prima superiora di un ordine religioso, uno dei primi della bi-millenaria storia ecclesiale.

Un'altra testimonianza che lega il nome di Restituta a quello di Eusebio - destinato poi a reggere la Chiesa di Vercelli -la troviamo edificata proprio sopra il santuario rupestre. In un quadro, che ritrae il Santo Vescovo, e in una campana della Chiesa troviamo la scritta:

 

S. RESTITUTAE ET EUSEBIO MM.

SPIRITU IMMANENTE MDCXXXX.

 

 

Una conferma indiretta della nascita a Cagliari di Eusebio, la cui madre è possibile sia quella Restituta da Teniza (vicino Cartagine), fatto che spiegherebbe anche la particolare foggia della statua trovata nella Cripta.

Resta comunque indubbia - al di là delle disquisizioni degli storici dell'arte - la destinazione sacra di questo affascinante ipogeo dedicato a Santa Restituta.

Cagliari la sta ora riscoprendo come sua martire. Unendo a questa venerazione anche quella per Eusebio, suo figlio, non si potrà che rendere il dovuto culto a due pilastri della storia della fede in Cagliari.

Attualmente ho preso l'iniziativa di pubblicare un profilo sulla figura del Santo. Lo scopo è questo: farlo conoscere sempre di più. Lo stile è molto semplice e chiaro, in modo che vada letto volentieri dal popolo. Mi sono documentato su queste opere: Sant' Eusebio di Vercelli, saggio di biografia critica, di Mons. Ercole Crovella, della diocesi di Vercelli, pubblicato nel 1961; e Sant 'Eusebio di Vercelli, che raccoglie documenti e osservazioni storico-teologiche di Don Mario Cappellino, sempre della diocesi di Vercelli, pubblicato nel 1966, in occasione dell'Anno Eusebiano, par commemorare il 1650° anniversario dell'ordinazione episcopale del Santo (345-1995).

Per l'occasione Mons. Tarcisio Bertone, vescovo di Vercelli, attualmente Cardinale arcivescovo di Genova, pubblicò la lettera pastorale dal titolo Fidem custodire.

Tema quanto mai adatto per presentare la figura del Santo e per renderlo attuale ai nostri giorni, in cui i credenti devono sentirsi impegnati fino all'osso nel custodire la propria fede, in un mondo in cui questa virtù si sta affievolendo sempre di più.

Cagliari

Seguiremo Sant'Eusebio in tutta la sua vita, accompagnandolo nei luoghi dove è stato.

È chiamato ed è conosciuto come Sant' Eusebio di Vercelli, pur non essendo nato a Vercelli. Anche altri santi sono conosciuti con un nome di città. Cito solo due casi più noti: Sant' Antonio da Padova, che è nato a Lisbona nel Portogallo; San Nicola di Bari, che è nato a Mira, nella Licia (oggi Turchia).

È certo che Sant' Eusebio è nato in Sardegna. L'afferma San Girolamo nella sua opera Uomini celebri. Quanti hanno scritto di lui sono del parere che sia nato a Cagliari.

È comune questa convinzione, anche se qualcuno ne dubita.

Non conosciamo il nome del padre. Qualche autore lo chiama Cecilio. Era un fervente cattolico, e per questo fu condannato all'esilio in Africa e mori in viaggio, mentre rientrava a Roma

Restituta è il nome della madre. Anche lei fervente cattolica. Morì martire in difesa della fede. Eusebio ebbe una sorella di nome Eusebia. La ritroveremo nella vita del fratello, quando divenne vescovo di Vercelli.

Pare anche che discendesse da una nobile famiglia. Fu certamente nobile nella fede, se padre e madre furono condannati e subirono il martirio per difendere la loro fede. Crescendo in una famiglia cosi ben radicata nella fede. Eusebio si preparò ad essere un tenace difensore della stessa fede e dedicò tutta la sua vita per difenderla dalle eresie che ai suoi tempi pullulavano un po' dappertutto.

Roma

La mamma, in seguito alla morte del marito, decise di lasciare Cagliari per trasferirsi a Roma, dove i bambini ricevettero il Battesimo.

Eusebio, che aveva manifestato il desiderio di farsi sacerdote fu accolto in una scuola destinata allo scopo. La sorella fu accolta in una comunità femminile, formata da persone consacrate a Dio.

Frequentando la scuola romana, Eusebio si avviò a diventare lettore. Il lettorato era il primo passo che faceva chi aspirava al sacerdozio. Durava lungo tempo. Il lettore veniva preparato molto accuratamente a ricevere gli ordini minori, il diaconato e il sacerdozio.

Eusebio lettore, frequentando la scuola romana, imparò il latino e il greco. Lo sappiamo con certezza dalle lettere e dalle opere che scrisse. In latino compose l'opera sua principale: La Santissima Trinità, di cui riparleremo. Conosceva bene anche la lingua greca.

Lo sappiamo perché tradusse dal greco in latino l'opera di Eusebio di Cesarea: Commento sui salmi, e i Quattro Evangeli. Eusebio dimostrò un impegno molto serio nella sua preparazione letteraria Gli servì benissimo nel suo apostolato.

Il lettore doveva studiare la Sacra Scrittura Eusebio vi si dedicò con tutto l'entusiasmo. Quando era di turno, gli si affidava la lettura e la spiegazione dal pulpito dei brani che gli venivano assegnati per leggerli al popolo.

Nella scuola conobbe il lettore Liberio. Il loro affetto durò per tutta la vita. Quando Liberio divenne papa, affidò ad Eusebio degli incarichi di grande responsabilità

Pare verosimile che a Roma conoscesse anche Atanasio, vescovo di Alessandria d'Egitto.

Atanasio fu uno dei padri della Chiesa che ebbe a soffrire moltissimo, perché era uno dei più coraggiosi difensori della fede cattolica» minacciata dall'Arianesimo, una delle eresie più pericolose nella storia della Chiesa. Ne riparleremo.

Eusebio, come lettore serio e impegnato nella sua preparazione culturale, curò molto anche la sua vita spirituale. Fu un giovane di intensa e profonda pietà. Sempre fedele alle sue pratiche religiose personali, partecipava a tutte le celebrazioni liturgiche che si svolgevano a quei tempi, messa e sacramenti al primo posto.

Nella scuola romana, oltre alla pietà, era curata anche la penitenza e la mortificazione. Eusebio le praticava in tutte le sue forme: vestiva modestamente, si nutriva con grande semplicità, non era ricercato nei cibi, osservava i digiuni prescritti dalla scuola, dormiva su semplici stuoie, osservava i turni notturni di preghiera, dedicava le ore assegnate al lavoro manuale per contribuire alla vita della comunità. Tutta questa preparazione culturale e spirituale fece di Eusebio una colonna portante della Chiesa, specialmente nel Piemonte.

Vercelli

L'elezione

Papa Giulio I (337-352) aveva intenzione di fondare una nuova diocesi nella citta di Vercelli. Conosciuto Eusebio ancora lettore, ma già uomo maturo, forse sui quaranta anni, volle eleggerlo primo vescovo di quella nuova diocesi.

Papa Giulio I mandò una legazione pontificia a Milano, dal vescovo Protasio. Al suo seguito c'era anche Eusebio, con l'incarico di visitare anche Vercelli. Vedremo che la città era già preparata per essere eletta come diocesi.

Quando la legazione pontificia visitò Vercelli, la comunità che aspirava ad avere un vescovo, lo acclamò nella persona di Eusebio, come la comunità di Milano aveva eletto per acclamazione il vescovo Ambrogio.

Papa Giulio fu felicissimo di questa unanime acclamazione di Eusebio a vescovo. Questi rientrò subito a Roma e Papa Giulio pensò di consacrarlo vescovo. Siccome Eusebio era ancora semplice lettore, prima fu ammesso agli ordini minori, poi ricevette il diaconato, fu ordinato sacerdote e finalmente il Papa in persona lo consacrò vescovo il 15 dicembre dell'anno 345, in giorno di domenica.

Cosi la nuova diocesi di Vercelli ebbe il suo primo vescovo nella persona di Eusebio, che per questo fu chiamato sempre Eusebio di Vercelli.

 

La Diocesi

La nuova diocesi comprendeva un territorio molto vasto. Ad est confinava con i territori della diocesi di Milano e di Pavia; a nord-ovest confinava con le Alpi; a sud scavalcava il Po e raggiungeva quasi il Mar Ligure. Diocesi vasta e ancora in prevalenza pagana, come diremo subito.

L'Apostolato

Prima che il vescovo Eusebio prendesse possesso della nuova diocesi è certo che in quel territorio esistevano già delle comunità cristiane. Erano venerati tre martiri vercellesi: Teonesto, Albano, Orso. Esisteva già la basilica di Santa Maria Maggiore, che Eusebio scelse come sua cattedrale. La chiesa più antica era chiamata San Pietro la Ferla (o Ferula). Eusebio lavorò subito per riunire in una sola comunità (o diocesi) tutte le varie comunità sparse nel vasto territorio della sua diocesi.

Appena il neoeletto fece l'ingresso in diocesi, pensò di rendersi conto dell'immenso lavoro che lo attendeva. Anche se il cristianesimo era già abbastanza diffuso e praticato, il paganesimo era ancora tenacemente radicato nell' animo degli abitanti.

Eusebio era un uomo coraggioso, ma prudente. Prima di attuarlo, studiava bene il piano delle sue iniziative. Era un apostolo instancabile. Aveva facilità di parola e predicava con convinzione ed efficacia.

Il paganesimo si presentava in maniera diversa nelle città e nella campagna

In città la gente praticava il politeismo, adorava molte divinità comuni ai Greci e ai Romani: Giove la maggiore divinità, il padre degli dei; Marte la divinità della guerra; Nettuno la divinità del mare; Apollo era venerato con particolare culto. Un bosco era stato dedicato al suo nome. Era praticato anche il culto dell'imperatore Augusto, al quale venivano tributati onori divini. Gli era stato dedicato anche un tempio. La gente si rivolgeva a queste divinità, convinta di ottenere grandi benefici.

Nella campagna invece pastori e contadini praticavano la loro religione verso le cose diffuse nella natura: si riunivano attorno ad un albero gigantesco, attorno ad una sorgente, dalla quale pensavano di ottenere dei benefici per la salute, attorno a blocchi di pietra piantati nel terreno o issati come se fossero delle divinità calate dal cielo.

E se con la gente della città era possibile dialogare e discutere con maggiore facilità, con la gente della campagna riusciva molto difficile, perché le persone avevano una gran paura che, abbandonando quelle pratiche religiose pagane, venissero colpite dall'ira delle divinità. Nonostante queste difficoltà il vescovo Eusebio affrontava ugualmente la forte resistenza delle popolazioni cittadine e quelle campagnole.

Dovunque arrivava fondava dei centri di evangelizzazione, scegliendo quei luoghi

che maggiormente attiravano gli abitanti per compiere le loro osservanze pagane. Nell'attività apostolica del vescovo Eusebio va segnalata soprattutto quella che svolse nelle due località rimaste famose e nelle quali volle che sorgessero due grandi santuari mariani: Oropa e Crea.

Ad Oropa la gente veniva attirata da una caverna formata da grandi massi, convinta che fosse l'abitazione di qualche divinità, dalla quale si aspettavano grandi benefici per la salute. A Crea s'era sviluppata una vasta foresta di alberi maestosi con sorgenti di acqua salutare. Le popolazioni dei dintorni si radunavano in questa foresta per compiere le loro pratiche religiose pagane.

Per la sua instancabile attività apostolica sorsero attorno a Vercelli le prime comunità (parrocchie) anche nelle città vicine: Novara, Ivrea, Tortona, Aosta, Industria, Agamini al Palazzo. Dovunque lo spingeva lo zelo apostolico, Eusebio si preoccupava di far sorgere centri per la diffusione del cristianesimo.

In città

Il novello vescovo, nella diocesi di nuova fondazione, tutto preso dall'impegno pastorale, da uomo saggio e prudente quale era, si rese conto che a tutto quell'immenso lavoro le sue forze non sarebbero state sufficienti. Pensò di fondare un "cenobio", che possiamo presentare come un monastero per accogliere i sacerdoti del clero in vita comune, e come seminario, nel quale accogliere gli aspiranti al sacerdozio.

Sant' Ambrogio, vescovo di Milano, lodando questa genialissima iniziativa, assicura che fu la prima ad essere stata istituita in Italia e in tutto l'Occidente. Eusebio viveva in questa comunità e, quando non era in giro per le visite pastorali nell'immensa diocesi, si occupava della formazione degli aspiranti al sacerdozio. Noi oggi li chiameremmo "seminaristi".

Eusebio aveva composto un regolamento per il buon andamento della comunità vivente nel "cenobio". Regolamento serio e impegnativo. Tutti i membri dovevano dare il primo posto alle pratiche di pietà; dovevano dedicarsi allo studio soprattutto della Sacra Scrittura. Sappiamo che tradusse dal greco in latino i quattro Vangeli e il commento dei salmi scritto da Eusebio di Cesarea; al lavoro dedicavano alcune ore per procurarsi da vivere. Eusebio, forte della sua esperienza personale, regolò la vita del "cenobio", perchè i suoi sacerdoti acquistassero una soda formazione culturale e spirituale.

I cenobiti anziani dovevano collaborare con lui alla formazione degli aspiranti al sacerdozio.

Dal "cenobio" uscirono tanti vescovi formati da lui per le varie diocesi che stavano sorgendo nell'Italia Settentrionale. Riportiamo alcuni dei nomi più famosi. Questi vescovi furono venerati tutti come santi nelle loro diocesi:

S. Limeno e S. Onorato, primi successori di S. Eusebio nella diocesi di Vercelli;

S. Gaudenzio, primo vescovo di Novara, che accompagnò S. Eusebio nell'esilio;

S. Eustazio, primo vescovo della diocesi di Aosta;

S. Eulogio, vescovo di Ivrea;

S. Innocenzo e S. Esuperanzio, vescovi di Tortona;

durante il governo dei suoi successori fu eletto vescovo di Torino, S. Massimo. Figura di rilievo, perché proclamato "Padre della Chiesa ''.

Le comunità della Liguria, dell' Emilia Romagna, delle Venezie e di altre regioni, solevano eleggere i propri vescovi formati nel cenobio di Sant' Eusebio. Tutti questi vescovi a loro volta fondavano altri cenobi nei territori della loro diocesi, imitando l'esempio del cenobio fondato dal nostro Santo, dove loro avevano ricevuto la loro formazione. In questo modo si moltiplicavano i cenobi.

Questa geniale iniziativa di Eusebio, come si vede, se servì per formare il clero e gli aspiranti al sacerdozio nel cenobio di Vercelli, servì anche per formare i futuri apostoli per le nuove diocesi che andavano sorgendo nell'Italia Settentrionale.

 

Il Monastero Femminile

Eusebio si dedicò anche alla formazione di un monastero femminile. Se nel fondare il cenobio Eusebio pensò ad avere sacerdoti che lo aiutassero nell'apostolato, fondando il monastero femminile volle avere delle anime consacrate a Dio e tutte dedite all'orazione e alla penitenza per implorare dal Signore quelle grazie indispensabili per rendere fecondo tutto l'apostolato suo e dei suoi collaboratori.

Nella fondazione del monastero femminile Eusebio potè contare sulla collaborazione della sorella Eusebia che, secondo la tradizione, fu eletta come prima superiora. Sono state conservate delle iscrizioni che parlano di monache dette di Sant' Eusebio. La più antica parla della monaca Zenobia, morta a 65 anni, nel 471. Un'altra iscrizione parla della fanciulla Maria, morta a 13 anni, e già velata da un anno. Attualmente a Vercelli esiste un Istituto delle suore "Figlie di Sant' Eusebio".

 

Milano

Dobbiamo parlare del Concilio di Milano, nel quale Eusebio ebbe una parte molto importante per incarico del Papa Liberio.

È bene conoscere prima i personaggi che comparvero nel Concilio.

Sono tutti contemporanei di Eusebio.

Ario, prete di Alessandria d'Egitto, fu ordinato sacerdote dai vescovo Achillas. Da lui prende nome la grande eresìa detta "Arianesimo". Il vescovo Alessandro, successore di Achillas, cercò di farlo recedere dal suo errore, ma non ci riuscì. Allora fu costretto a scomunicarlo.

L'errore che sosteneva Ario era gravissimo: in maniera molto semplice può essere espresso cosi: Gesù non è vero Dio, non è della stessa sostanza del Padre, quindi non è uguale al Padre.

Costanzo II al tempo del Concilio era unico imperatore dell'Oriente e dell'Occidente: Era un seguace di Ario. Non era ancora battezzato, ma come catecumeno si preparava al battesimo. Si fece battezzare in punto di morte dagli ariani. Nella lotta contro la Chiesa era affiancata da vescovi ariani, soprattutto da questi due: Valente, vescovo di Mursa e Ursaccio, vescovo di Siginduno. Vedremo che era accanito contro i vescovi cattolici.

Liberio (352-366) era il Papa di quel periodo così burrascoso. Ricordiamo che fu compagno di Eusebio nella scuola di Roma. Liberio ed Eusebio rimasero sempre legati da vicendevole e profonda stima.

Al Concilio di Milano presero parte attiva due vescovi sardi, per incarico di Papa Liberio:

Lucifero, vescovo di Cagliari, si era offerto spontaneamente a Papa Liberio come legato per rappresentarlo al Concilio. Il Papa lo accettò. Era un uomo profondamente convinto della fede cattolica e coraggioso nel professarla e nel difenderla.

Eusebio, vescovo di Vercelli, che stiamo conoscendo sempre meglio in tutta la sua attività di apostolo della genuina fede cattolica, ne era profondamente convinto, era co-raggioso come Lucifero, più preparato però, più prudente e più accorto.

- Atanasio, vescovo di Alessandria d'Egitto, validissimo difensore della vera fede cattolica, perseguitato dagli ariani, ma fermo come una roccia. Fu difeso da Papa Liberio, dai vescovi Eusebio e Lucifero e da tutti i vescovi cattolici.

Precedenti del Concilio

È bene partire dal Concilio di Nicea (325) per capire meglio tutta la lotta sostenuta dai vescovi cattolici contro i vescovi ariani. Nel Concilio erano presenti circa 318 vescovi e definirono che Gesù è vero Dio, che è della stessa sostanza del Padre (come diciamo anche noi nei Credo) e che quindi è uguale al Padre.

Nel Concilio che in seguito si tenne ad Arles, in Francia, nel 353, fu condannato Atanasio, vescovo cattolico di Alessandria d'Egitto. La condanna fu imposta dall'imperatore ariano Costanzo II, coadiuvato dai vescovi ariani Valente di Mursa e Ursaccio di Siginduno, e dai vescovi ariani che affiancavano l'imperatore.

Paolino, vescovo di Treviri, che si oppose alla condanna del vescovo Atanasio, fu esiliato.

Intervenne Papa Liberio, che mandò alla corte di Costanzo II una legazione pontificia, presieduta da Lucifero. Ne facevano parte altri due ecclesiastici: il prete Pancrazio e il diacono Ilario, che diventerà vescovo di Poitiers, in Francia. Papa Liberio consegnò a Lucifero una lettera per Eusebio. Ne lodava la fede e lo esortava a unirsi subito alla legazione per proporre all'imperatore Costanzo II tutto ciò che la fede cattolica insegna-va in opposizione agli errori dell'Arianesimo.

Eusebio accettò la proposta di Papa Liberio e gli scrisse una lettera per informarlo della grave situazione che si era creata per colpa dei vescovi ariani presenti nella diocesi di Milano.

Papa Liberio gli scrisse una seconda lettera per ringraziarlo di aver accettato la sua proposta. Anche in questo il Papa non mancò di elogiare Eusebio e sperava che la legazione avrebbe avuto esito favorevole. In una terza lettera il Papa gli comunicava di aver inviato Fortunaziano, vescovo di Aquileia, ad unirsi alla legazione.

Il Papa pensava di indire un Concilio ad Aquileia

L'imperatore Costanzo II accettò la proposta di fare un Concilio, ma non accettò che si facesse ad Aquileia; voleva che si facesse a Milano. Nella diocesi di Milano era vescovo Dionigi, un uomo santo, ma piuttosto debole di carattere.

 

Apertura del Concilio

Il Concilio fu aperto nella primavera del 355.

I vescovi erano circa 100. Quasi tutti occidentali e cattolici.

Pochi i vescovi cattolici orientali.

Costanzo II, imperatore ariano, impose di nuovo la condanna di Atanasio e l'ottenne con l'appoggio dei vescovi ariani Valente e Ursaccio, che conosciamo già.

Eusebio non aveva voluto partecipare al Concilio, perché non tollerava che vi fosse presente l' imperatore Costanzo II. Pensava giustamente che questo tiranno avrebbe imposto la condanna del vescovo Atanasio, mentre egli lo difendeva. Non si pensi che Eusebio non si presentò perché avesse paura dell'imperatore.

Non si presentò proprio in segno di protesta contro di lui.

Appena si seppe che Eusebio non si era presentato al Concilio, Lucifero di Cagliari, capo della legazione pontificia, e lo stesso Papa Liberio gli scrissero delle lettere per invitarlo a presentarsi.

Contemporaneamente gli scrissero anche i vescovi ariani presenti al Concilio e perfino lo stesso imperatore Costanzo II, invitandolo a sottoscrivere la condanna del vescovo Atanasio.

Eusebio non volle saperne di sottoscrivere la condanna di Atanasio. Scrisse all'imperatore una breve lettera, assicurandolo che sarebbe andato a Milano e che avrebbe fatto solo tutto quello che giudicava giusto e gradito al Signore, anche se non gradito all'imperatore.

Eusebio finalmente decise di partecipare ai lavori del Concilio. A Milano incontrò il vescovo Dionigi, che aveva firmato la condanna di Atanasio. Eusebio lo convinse a ritirare la sua sottoscrizione e Dionigi obbedì, perché capì che era stato ingannato.

I vescovi ariani non lasciarono entrare il vescovo Eusebio.

Lo fecero attendere per dieci lunghi giorni.

Quando finalmente Eusebio fu ammesso, i vescovi ariani imposero ai cattolici di firmare un documento contro il vescovo Atanasio. Eusebio fermo e deciso invitò tutti i vescovi presenti, cattolici e ariani a sottoscrivere la professione di fede del Concilio di Nicea. Tutti dovevano affermare che Gesù è vero Dio, della stessa sostanza del Padre e quindi uguale al Padre.

I vescovi ariani si rifiutarono di firmare la fede di Nicea e minacciarono di condannare Eusebio, che però non ebbe paura e non cedette. Tra i vescovi cattolici si presentò per primo Dionigi, vescovo di Milano, con penna e carta per firmare la professione di fede cattolica. Scattò subito Valente, e gli strappò di mano carta e penna. I vescovi cattolici firmarono tutti la professione di fede del Concilio di Nicea

In seguito a questo gesto di prepotenza contro il vescovo Dionigi, scoppiò nella sala

un violento tumulto.

I vescovi ariani si rifugiarono nel palazzo dell'imperatore Costanzo II.

Nella chiesa rimasero i vescovi cattolici, Dionigi ed Eusebio, per calmare il tumulto.

Il giorno seguente Lucifero fu ammesso in chiesa, nonostante fosse già in stato di detenzione.

Intanto Costanzo II impose che si condannasse il vescovo Atanasio, convocò nel palazzo Lucifero, Eusebio e Dionigi e li condannò all'esilio, perché si erano rifiutati di condannare il vescovo Atanasio.

Eusebio fu condannato all'esilio in Scitopoli, in Palestina.

Lucifero in Cappadocia, nell'Asia Minore.

Dionigi in Armenia, dove mori.

La diocesi di Milano restava senza vescovo. Fu costretto Aussenzio, vescovo orientale e ariano, ad accettare la sede di Milano. Non conosceva per niente la lingua latina. È facile immaginare come potesse reggere la grande e importante diocesi di Milano in quelle condizioni.

I tre vescovi cattolici partirono per l'esilio. Ognuno doveva raggiungere il luogo fissato dall'imperatore. Il Papa Liberio scrisse ai tre una bella lettera in cui ammirava il coraggio che avevano dimostrato nel difendere la fede cattolica e li confortava assicurando che sarebbe stato sempre con loro, ovunque fossero andati.

Durante il viaggio i tre vescovi esiliati, anche se scortati dai soldati dell'imperatore, venivano accolti come trionfatori. Nessuno dei tre si era piegato alla prepotenza del tiranno.

E man mano che incontravano popolazioni diffondeva la fede del Concilio di Nicea e condannavano apertamente gli errori degli Ariani.

Furono condannati all'esilio anche Papa Liberio, a Berea, nella Tracia. Il diacono Ilario fu relegato in Frigia, Osio di Cordova e Sirmio. Atanasio era ricercato, ma riuscì a mettersi in salvo.

In esilio

Eusebio fu esiliato in tre località:

Scitopoli, nella Palestina;

Cappadocia, nell'Asia Minore;

Tebaide, nell'Egitto.

  • A Scitopoli (356), nella Palestina, la terra di Gesù, vi fu relegato per cinque anni. Fu accolto da due giudei convertiti, e nella casa del conte Giuseppe il diacono Onorato, l'esorcista Gaudenzio e il prete Trebino, provenienti da Vercelli, poterono sistemare un ambiente simile al cenobio di Vercelli. Qui facevano le pratiche di pietà usuali, studio e lavoro. Fu un periodo di grandi consolazioni.

Purtroppo arrivò Patrofilo, vescovo ariano di Scitopoli, che aveva conosciuto Eusebio al Concilio di Milano. In lui aveva trovato il più fermo difensore della fede di Nicea.

Non era riuscito a piegarlo nella fede, ma si era adoperato per farlo esiliare dall'imperatore Costanzo II. Contro Eusebio sfogò tutta la sua rabbia contenuta per tanto tempo, vantando la protezione dell'imperatore.

Eusebio scrisse una lunga lettera alla comunità di Vercelli. Va letta come si leggono le pagine di un diario personale. Ne riportiamo alcuni brani, per formarci un'idea dei maltrattamenti inflitti ad Eusebio dal vescovo ariano Petrofilo.

"Quantunque il Signore ci confortasse con molte consolazioni…. tuttavia mesti e tristi versavamo lacrime perché non ricevevamo vostre lettere. Temevano qualche diabolica astuzia che vi avesse ingannato e l'umano potere dell'imperatore vi avesse soggiogato. Ma il Signore si è degnato che venissi assicurato su ciò che mi preoccupava, dalle vostre lettere e dalla venuta di Siro diacono e Vittorino esorcista". Siro diacono aveva portato le lettere, Vittorino esorcista aveva portato offerte raccolte nella comunità di Vercelli. "Della vostra generosità godevano i poveri e glorificavano Dio".

B) "Ma il diavolo... eccitò alla violenza contro di noi i suoi ariani (Il vescovo Petrofilo e i suoi seguaci) non solo per la beneficenza, ma anche perché non riescono ad attirarci alla loro eresia".

"Raduna i suoi seguaci... che sfogano contro di noi la loro rabbia e ci trasferiscono nella sede delle loro congiure, dichiarando di essere autorizzati dall'imperatore. A costoro... volli dimostrare che nulla potevano, resistendo col mio silenzio... Rinchiuso per quattro giorno e custodito (dalle guardie) ascolto oltraggi e inviti, ma non pronunciai neppure una parola".

C) Eusebio scrisse una lettera al vescovo ariano Patrofilo, che fungeva da carceriere, accusandolo di un oltraggio inumano: «Con quale violenza e furore, non solo fui trascinato per terra, ma anche talvolta col corpo denudato, la numerosa turba delle guardie mi trasse supino da questa casa... Intanto sappiate che non mangerò pane né berrò acqua, fino a quando ognuno di voi non avrà dichiarato con lo scritto che non impedirete ai miei fratelli di portarmi il cibo... (Se non lo farete), sarete omicidi a causa della vostra proibizione».

D) nella lettera Eusebio scrisse anche la sua professione di fede di Nicea per far capire che non intendeva rinunciarci: «Tutto conosce Dio onnipotente e il suo unigenito Figlio da lui nato in modo inenarrabile, che per la vostra salvezza, essendo Dio di eterna potenza, si fece uomo, volle patire e, trionfando della morte, risuscitò il terzo giorno,
siede alla destra del Padre, verrà a giudicare i vivi e i morti; lo conosce lo Spirito Santo; ne è testimone la Chiesa cattolica».

Eusebio scrisse questa protesta, perché i suoi avversari non potessero accusarlo di "suicidio", dato che aveva rifiutato di nutrirsi del cibo offertogli dagli eretici. E infine si assicurò di chiamare «a testimoniare le chiese, alle quali, benché rinchiuso, posso far giungere lettere e così... tutta la terra possa sapere che cosa l'integra fede debba soffrire dagli ariani".

E) «Al quarto giorno costoro, mitigati dalla lettera, ci costrinsero a ritornare digiuni
nella nostra dimora... Ma videro con quali segni di gioia il popolo ci accolse al nostro ritorno, accorrendo con fiaccole intorno alla nostra casa.»

«Tollerano appena venticinque giorni e poi irrompono di nuovo nella casa... mi rapiscono e rinchiudono in più severa custodia col solo carissimo Tegrino prete. Rapiscono anche tutti i nostri fratelli, preti e diaconi e, dopo tre giorni, li mandano in esilio, in luoghi diversi. Poi... disperdono tutto ciò che avevamo messo da parte per le nostre spese e per i poveri.»

«Finalmente, quando eravamo sul punto di venir meno, permettono che ci venga portato il cibo. Queste sono le azioni degli ariani.»

«Molto ancora dovrei dire della loro malvagità, dalla quale non soltanto io, ma anche molti altri siamo oppressi. Per impedirci di far conoscere con lettere la loro crudeltà, siamo tenuti in strettissima custodia. Non possiamo essere avvicinati da nessuno.»

«Il Signore mi ha concesso di mandarvi questa lettera per mezzo del carissimo Siro diacono, scampato al furore degli ariani perché era andato a visitare i luoghi santi».

F) Alla fine della lettera Eusebio, sempre sollecito dei suoi diocesani, raccomanda:
«Vi scongiuro:

che custodiate la fede con grande vigilanza;

che conserviate la concordia;

che siate perseveranti nell'orazione;

che vi ricordiate continuamente di noi, affinché il Signore si degni liberare la sua Chiesa che soffre su tutta la terra, e noi, che siamo oppressi, possiamo una volta liberati, gioire con voi. Questo, Dio si degnerà concedere alle vostre preghiere per mezzo del Signore nostro Gesù Cristo che è con Lui benedetto nei secoli. Amen.

«Iddio vi protegga e vi faccia vivere felici ora e in futuro con tutti i vostri, o fratelli carissimi e desideratissimi».

Il diacono Siro, al ritorno della visita ai luoghi santi, partì da Scitopoli, raggiunse Vercelli e consegnò la lettera nelle mani degli anziani. Lettera che fu accolta con gioia e venerazione e fu conservata cosi gelosamente che è potuta giungere fino a noi.

  • Cappadocia (360). Da Scitopoli Eusebio fu condotto in Cappadocia, nell'Asia
    Minore, verso l'anno 360. Sembra probabile che abbia trascorso la residenza forzata
    nella città di Cesarea, retta dal vescovo ariano Diaino. Questi fu molto umano con Eusebio.
    Prima di morire si converti e la morte lo colse riconciliato con la Chiesa. Possiamo
    pensare che Eusebio abbia avuto la sua parte nella conversione del vescovo ariano.

L'esilio in Cappadocia durò poco, un anno all'incirca.

  • Tebaide (361). Dalla Cappadocia Eusebio fu trasferito nella Tebaide, ai confini
    con l'Egitto. Anche qui restò per circa un anno. Abbiamo poche notizie. Sappiamo che
    ricevette una lettera di Gregorio, vescovo di Elvira, nella Bitinia, che lo informava sulle
    vicende dell'Arianesimo. La lettera è andata perduta.

Eusebio gli rispose dalla terza tappa del suo esilio nella Tebaide e si compiaceva della sua fermezza dimostrata finora, incoraggiandolo a perseverare e pregandolo di informarlo su ciò che avveniva nel mondo. Sapendo che era un vescovo dotto, gli suggerì di comporre dei libri. Gregorio scrisse un elegante libro dal titolo La fede.

Alla fine della lettera Eusebio ricorda un diacono, che forse è Onorato, che l'aveva seguito nell'esilio di sua iniziativa

Alessandria d'Egitto (362)

Nel 361 morì l'imperatore Costanzo II.

Gli successe il cugino Giuliano, chiamato l'Apostata. Era cristiano, ma divenuto imperatore, rinnegò la sua fede e si fece pagano, con l'intento di restaurare il paganesimo. Non scatenò una vera persecuzione, come avevano fatto gli imperatori romani, però mentre favoriva i pagani, osteggiava in tutti i modi i cristiani, escludendoli perfino dai posti pubblici. A Costantinopoli riunì i vescovi cattolici e ariani, esortandoli a collaborare con lui per la pace nell'impero. Pubblicò anche un editto per liberare tutti i vescovi cattolici che Costanzo II aveva mandato in esilio. Il suo impero durò circa due anni. Morì in guerra nell'anno 263.

I vescovi cattolici, approfittando dell'editto di liberazione, rientrarono dall'esilio. Raggiunsero tutti la città di Alessandria, con l'intento di fare un Concilio:

Atanasio, già vescovo di Alessandria, rientrò subito nel 362; .

Asterio, vescovo di Petra, rientrò dopo 20 anni di esilio;

Cinazio, vescovo di Palto, esiliato nel 330, rientrò dopo 32 anni di esilio;

Cirillo, vescovo di Gerusalemme, celebre per le sue Catechesi;

Eusebio e Lucifero rientrarono dallaTebaide. Eusebio si fermò ad Alessandria, Lucifero invece prosegui per Antiochia nella Cilicia;

Papa Liberio era rientrato a Roma poco prima.

Raggiunsero Alessandria anche Fotino ed Eia, vescovi ariani. Dalla storia si sa che furono molto di più i vescovi cattolici e quelli ariani che rientrarono ad Alessandria

Il Concilio dei confessori (362)

Il Concilio di Alessandria fu denominato "il Concilio dei confessori", perché i vescovi presenti avevano difeso la fede del Concilio di Nicea, a costo di essere condannati all'esilio, come abbiamo visto. Eusebio si mise subito d'accordo con Atanasio, vescovo di Alessandria, per fare il Concilio. Eusebio rappresentava i vescovi d'Italia, Atanasio i vescovi di Arabia, Libia ed Egitto. Nel Concilio furono trattate questioni importanti. Ne diamo un breve resoconto:

-Nella città di Antiochia i cattolici della comunità erano divisi. Se ne parlò per invitarli a restare uniti.

-Si discusse sul modo di riammettere nella Chiesa cattolica i cristiani che aveva aderito all'eresia ariana, ma poi si erano pentiti e domandavano di essere accolti di nuovo nella Chiesa cattolica. I pareri erano divisi. Si concluse che venissero accettati quelli che si impegnavano seriamente.

-Si stava diffondendo una eresia sullo Spirito Santo, che ne negava la divinità. I vescovi cattolici del Concilio affermarono solennemente la divinità dello Spirito Santo.

-Si trattò anche del mistero dell'Incarnazione del Verbo e venne affermata nuovamente la sua divinità assieme alla sua umanità.

Alla fine fu scritta la lettera sinodale che conteneva tutti i decreti del Concilio. Furono incaricali Eusebio e Asterio di Petra di portarla ad Antiochia, per tentare di ricomporre quella comunità divisa tra cattolici. Eusebio aggiunse alla lettera la sua professione di fede di Nicea, con la quale affermava che "il Figlio di Dio si è fatto uomo ed ha assunto tutto ciò che fa parte della natura umana, eccetto il peccato, come l'antico nostro uomo (Adamo)". Eusebio ed Asterio a recarono ad Antiochia per riunire la comunità divisa. Ma Lucifero, vescovo di Cagliari, ordinò vescovo di Antiochia Paolino, senza informare il Concilio di Alessandria. Fu un atto precipitato ed imprudente, che invece di contribuire all' unità, accentuò ancora di più la divisione. Eusebio ne fu sorpreso ed amareggiato, ma per rispetto a Lucifero non intervenne. Preferì allontanarsi da Antiochia. Lucifero rientrò a Cagliari, dove si formò uno scisma detto "Luciferiano". Non fu per colpa sua, ma dei suoi seguaci.

Lungo viaggio missionario

Eusebio, ritiratosi da Antiochia, non rientrò subito a Vercelli. Preferì visitare i vescovi cattolici di alcune località, intraprendendo un viaggio missionario molto lungo, che gli procurò non poca fatica. Accompagnato da Evagrio, della comunità di Antiochia, raggiunse la comunità di Cesarea, che forse era stata la sua sede durante l' esilio di Cappadocia.  Qui incontrò di nuovo il vescovo ariano Diaino, che, come abbiamo visto, contribuì a convertire alla Chiesa cattolica. Da Cesarea, attraversando la Macedonia, raggiunse la città di Sirmio. Ad Eusebio si unì Limenio, forse già presbitero, di lingua e cultura greca, felice di aver incontrato Eusebio vescovo ormai conosciuto e venerato in tutto l'Oriente per la sua fede. Sempre a Sirmio incontrò il vescovo Germinio, che aveva incontrato al Concilio di Milano. Si era accorto che non professava pienamente la fede di Nicea, ebbe modo di discutere con lui e lo persuase ad accettare pienamente la fede in Gesù, riconosciuto Figlio di Dio uguale al Padre. Ebbe modo di avvicinare tanti altri vescovi della regione e di confermarli nella fede, se già credenti, oppure di portarli alla fede piena, se ancora esitanti. In tutti i suoi viaggi Eusebio fu un missionario instancabile. Ricordiamo che fece questo lungo viaggio missionario, dopo tutti i gravissimi maltrattamenti a cui fu sottoposto durante i sei pesanti anni dell'esilio. Doveva avere una fibra fortissima sostenuta da una forza di volontà eccezionale. Nella primavera del 363 passò a Roma, da Papa Liberio, rientrato dall'esilio nel 358. Lo volle informare di tutta la sua azione missionaria compiuta in Oriente. Il Papa, che anche lui era stato in esilio, ammirò lo spirito missionario di Eusebio e i loro antichi rapporti si riannodarono sempre più fortemente.Da Roma finalmente si avviò a Vercelli.

Vercelli (363)

Ultime attività

Eusebio finalmente potè rientrare nella sua diocesi. Ne era rimasto assente per ben otto anni passati in mezzo alle grandi tribolazioni del periodo dell'esilio. I vercellesi lo accolsero come meritava, come un grande lottatore contro gli eretici, come un grande missionario e come il pacificatore della Chiesa d'Oriente. Se durante la sua assenza tutta l'Italia sembrava vestita a lutto, quando rientrò Eusebio, smise le vesti del lutto. Così ha scritto San Girolamo. Appena rientrato non perse tempo. Riprese subito tutta la sua attività pastorale a Vercelli e nelle altre città. Si rese conto subito delle necessità della sua vastissima diocesi e comprese, da uomo molto prudente, che ormai le sue forze non erano più sufficienti per svolgere tutte le attività necessarie. Trovò Vercelli sempre fedele alle sue direttive. Negli otto anni della sua assenza non aveva subito delle scosse nella sua fede. Questo fatto lo consolò molto. Pensò ad organizzare le nuove comunità nella sua diocesi. La divise in piccole diocesi, assegnandovi il vescovo. A Novara mandò Gaudenzio, come primo vescovo. Gaudenzio l'aveva accompagnato nell'esilio. Pare che abbia fondato la diocesi di Tortona e vi abbia assegnato come primo vescovo Innocenzo. In seguito vengono attribuite a Eusebio anche le fondazioni delle altre diocesi piemontesi: Torino ebbe come primo vescovo Massimo, padre e dottore della Chiesa. Si recò Embrun, nelle Alpi Marittime, dove un missionario, Marcellino, con altri due compagni, aveva evangelizzato quella regione e aveva edificato una chiesa. Marcellino lo invitò per la consacrazione della chiesa, Eusebio eresse la nuova diocesi, consacrò la chiesa che fu la nuova cattedrale e consacrò Marcellino, primo vescovo. I cattolici di Milano, appena seppero del rientro di Eusebio, lo invitarono per risolvere il caso della loro diocesi, retta da Aussenzio, vescovo ariano. Si incontrarono di nuovo Eusebio ed Ilario, divenuto vescovo di Poitiers (in Francia) e fecero di tutto per cacciare l'intruso vescovo Aussenzio da Milano, ma non ci riuscirono, perché validamente sostenuto dall'imperatore Valentiniano, succeduto a Costanzo II. Eusebio non smise neppure, quando Ilario fu cacciato da Milano. Informò Papa Damaso (366-384) succeduto a Papa Liberio, e incaricò Evagrio, cattolico, perché agisse presso l'imperatore Valentiniano pure lui ariano. Il caso dell'intruso Aussenzio fu risolto, quando se lo portò via sorella morte.

La morte

Ad Eusebio le forze fisiche negli ultimi anni poco per volta erano venute meno a causa delle grandi sofferenze dell'esilio, dei lunghi strapazzi sostenuti nei suoi viaggi missionari, dell'instancabile attività svolta al ritorno dall'esilio per organizzare le nuove diocesi. Ma non gli venne mai meno la fortezza della volontà per il servizio della Chiesa e per la difesa della fede. Aveva un carattere molto vigoroso e lo sostenne fino alla morte. Morì all'età di circa 70 anni, il 1° agosto del 371. Fu seppellito nella Basilica di San Teonesto, edificata da lui. Più tardi fu trasferito nella grande Basilica, che gli dedicò il popolo. Il culto sì diffuse nella Chiesa dell'Alta Italia, in Gallia, in altri luoghi.

Venerazione

In Sardegna è venerato specialmente nel Nuorese. A Cagliari è sempre in aumento la venerazione del Santo, da quando sono sorte la nuova parrocchia e la libreria, intitolata al Santo. Ma già in precedenza esistevano due importanti iniziative in onore del Santo: i missionari eusebiani: un gruppo di sacerdoti diocesani, eletti dal vescovo per predicare le missioni al popolo, in preparazione alle visite pastorali. Fecero tanto in diocesi. Il suffragio per i sacerdoti defunti: ad ogni morte di un sacerdote diocesano i confratelli celebravano una santa messa di suffragio. Gesto di pietà davvero preziosa, sarebbe molto utile riprenderlo. Bisognerebbe però insistere molto sull'attualità di Sant' Eusebio. Nella sua vita spirituale e nella sua attività apostolica colgo le iniziative da prendere. Non sono semplici forme devozionali. Sono punti di formazione fondamentale, inseriti meravigliosamente nel Concilio Ecumenico Vaticano II.

 

Attualità di Sant'Eusebio

  1. Una corrente di studiosi attribuisce a Sant'Eusebio il trattato sulla Trinità, il primo mistero principale della nostra fede. Il Santo viveva in questo mistero. Nel profilo abbiamo visto come ne parla in diverse occasioni. Ai nostri giorni si parla poco della Trinità. Il popolo credente e praticante è bloccato nella devozione ai santi ed è difficile smuoverlo da queste forme di pietà. Delle tre persone divine, il Figlio è più conosciuto, almeno nelle devozioni all'Eucaristia, al Sacro Cuore e al Crocifisso. Meno conosciuto è lo Spirito Santo, anche se ci sono del movimenti che ne diffondono la conoscenza e la devozione. Il Cardinale Danielou ha scritto che il Padre è il meno conosciuto. Mons. Giovanni Battista Montini, da Arcivescovo di Milano, organizzò la grande missione e ai mille sacerdoti incaricati della predicazione assegnò il tema "Dio è Padre". Da Papa, a Roma, promosse una grande missione per gli zingari e volle che si insegnasse il mistero della Trinità In una udienza fece questa affermazione: «La mia missione è parlare della Trinità» e in quella occasione tenne una profonda catechesi sul mistero. Il Cardinale Mercier nei due corsi di esercizi spirituali predicati al suo clero disse: «Purtroppo il nostro popolo è fermo ancora al Dio dell'Antico Testamento». Osservazione valida anche ai nostri giorni. Giovanni Paolo II ha scritto tre encicliche sulle tre persone divine. Caso unico in tutta la storia della Chiesa. Per preparare i fedeli al grande Giubileo del 2000 assegnò tre anni: 1997 al Figlio; 1998 allo Spirito Santo; 1999 al Padre. Sant'Eusebio ci ottenga di conoscere sempre più il mistero della Trinità, e la sua conoscenza diffusa e approfondita passi nella pietà dei fedeli, perché vivano per il Padre che ci ha creati, per il Figlio che ci ha redenti, per lo Spirito Santo che ci ha santificati e tuttora ci santifica.

  2. Sant'Eusebio ha curato la traduzione dei quattro vangeli dal greco in latino, perché fosse più facile diffonderli tra il popolo. Attualmente la conoscenza della Parola di Dio è facilitata dalla traduzione ufficiale in italiano di tutta la Bibbia, da una più abbondante distribuzione nella liturgia della Parola nei tre anni A, B, C, dai commenti ai singoli libri dell'Antico e del Nuovo Testamento. Ma se i ministri della Parola non la spiegano, è vero quanto diceva quel parroco: «Anche se adesso la Bibbia è tradotta in italiano, per il popolo è sempre ebraico». Ci sarebbe molto da dire, ma non si può fare a meno di notare che per la domenica e feste si fa tuttora "la spiegazione del Vangelo", trascurando normalmente le prime due letture. In questo modo le direttive del Concilio Vaticano II restano ancora nei documenti, ma non si può dire che siano passate nella pratica pastorale. Sant' Eusebio, da semplice lettore, leggeva e spiegava dal pulpito brani della Sacra Scrittura che gli venivano assegnati.

  3. Sant' Eusebio tradusse dal greco il commento ai Salmi di Eusebio di Cesarea. È chiaro che curò questa traduzione perché quanti recitavano l'ufficio divino (oggi Liturgia delle Ore) potessero pregare meglio con la recita dei Salmi. Ai nostri giorni si sta diffondendo sempre di più anche tra i fedeli la preghiera della Liturgia delle Ore. Alcuni recitano quella completa, come la recitano i presbiteri, i mo-naci e le monache. Altri invece recitano quella ridotta delle Lodi del mattino e ai Vespri della sera. Deo gratias che finalmente questa ricchezza spirituale sia finita anche nelle mani dei fedeli. Però possiamo domandarci: "Quanti han fatto un qualche studio per conoscere il contenuto dei salmi, in modo che la loro recita possa essere un elemento prezioso per la loro pietà?". Ma non è strano, e molto strano, che per tutta la vita si reciti la preghiera dei Salmi senza conoscerne il contenuto? Meno male che adesso c'è la traduzione in italiano. Ma non dice tutto. È necessario un approfondimento personale perché la preghiera dei Salmi incida nella pietà di chi la recita.

  4. Sant'Eusebio è celebre nella storia della Chiesa per aver fondato un "cenobio",che raccogliesse i sacerdoti diocesani a far vita in comune e gli aspiranti al sacerdozio,per preparargli culturalmente e spiritualmente alla futura missione di apostoli. Fu una iniziativa genialissima, lodata dal grande Sant'Ambrogio. Sant'Eusebio pensò anche a fondare un monastero femminile per formare anime consacrate a Dio. Alle due istituzioni dettò delle norme molto accurate per formarle alla pietà e alla vita ascetica Altro esempio al quale è indispensabile guardare anche ai nostri giorni e imitare, perché tutta la vita attiva che si svolge sia sostenuta da una vita di preghiera e di penitenza, che comunichi efficacia alla vita attiva. Se no, tutto il lavoro che viene svolto rischia di non produrre quei frutti che invece dovrebbe produrre. Sant'Eusebio era un apostolo instancabile. Però anche un vescovo di profonda pietà e di perseverante penitenza.

  5. Sant'Eusebio nutrì tenera devozione alla Madonna. Vengono attribuite a lui lestatue che sono venerate nei santuari di Oropa e di Crea e nella cappella della "Madonna nera di Sant'Eusebio" nella Cattedrale di Cagliari. Anche se negli scritti di Sant'Eusebio non si parla mai di Maria, non ci vuol molto a pensare che ne abbia tenuto conto, perché cresciuto alla scuola di Roma, che venerava Maria e perché vissuto in un periodo storico in cui Maria era all' ordine del giorno come "Madre di Dio". I due santuari di Oropa e di Crea sono diventati due luoghi di devozione mariana e mete di pellegrinaggi in onore di Maria.Anche su questo punto il Santo deve darci uno stimolo per praticare la devozione personale a Maria, soprattutto nella celebrazione delle feste liturgiche e nella recita del Rosario. Ultimamente abbiamo avuto il forte impulso dei papi. Basta ricordare Paolo VI e Giovanni Paolo II.

  6. Un'ultima annotazione, molto importante anch'essa per il nostro tempo. Sant' Eusebio era un difensore integerrimo della fede cattolica. Prima ancora però era uno spirito permeato dalla fede. La difesa della fede era semplicemente una manifestazione della fede interiore di cui viveva. Ai nostri giorni è urgentissimo vivere della fede nella quale crediamo, perché viviamo in un ambiente che deve farci paura: anche se molte persone dicono e sostengono di essere religiose, in pratica la loro religiosità è dettata dalla tradizione: "Abbiamo conosciuto cosi, e cosi facciamo"; e meno di una norma (dettata dalla fede, che si ispira all'insegnamento del Cristo, trasmesso fedelmente dalla Chiesa. Mi ha fatto riflettere questa frase colta sulle labbra di una persona onesta, ma lontana dalla Chiesa: «Sono religioso, anche se non sono ecclesiastico». E molti vivono in questo modo. Ma non sanno che cosa sia la fede. Per questo sull'esempio di Sant'Eusebio, è necessario educare i fedeli alla vera fede.

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