Parrocchia Sant'Eusebio - CAGLIARI

dove siamo                             


Visualizzazione ingrandita della mappa 

Conferenza dell'ingegner Antonello Zoppi capo dell'ufficio tecnico del Comune di Cagliari, tenuta nel salone parrocchiale il 13/12/2008 in occasione delle manifestazione per la celebrazione del cinquantesimo anniversario della parrocchia

Sono particolarmente lieto di partecipare a questo incontro per l'anniversario della fondazione della Parrocchia di S. Eusebio, che festeggia il mezzo secolo di presenza della Chiesa nel quartiere di Is Mirrionis, alle pendici del colle di S. Michele, perché, proprio in questi luoghi, negli anni ’50, ho iniziato la mia attività professionale quando, molto giovane, fui mandato a curare l'apertura di alcune strade di periferia: la via Is Maglias, la via Is Masonis, la via S. M. Chiara.

Voglio iniziare ricordando le parole di un caro amico degli anni della Fuci: Paolo De Magistris, che, nel '69, nel presentare, da Sindaco, la Città al nuovo Arcivescovo Cardinale Baggio così diceva: "La storia di Cagliari è scritta dalle sue Chiese".

 Queste parole raccontano di una realtà riconoscibile, anche fisicamente, nei quartieri storici, dove le chiese ed i conventi rappresentano l'ossatura e l'immagine stessa del contesto urbanistico ed ambientale, ma valgono ancora per i quartieri di origine recente, nei quali le chiese costituiscono, quasi sempre, il principale e, talvolta, l'unico riferimento di vita comunitaria. Ritengo che anche in questo quartiere possiamo trovare conferma dello stretto rapporto fra la sua storia e la presenza della Chiesa nel territorio.

 Prima di soffermarci sulla realtà attuale del quartiere, è opportuno ricordare brevemente i momenti più significativi dello sviluppo della Città verso il colle di S. Michele. Mi limiterò ad enunciare soltanto i capitoli di questo cammino; ognuno di essi meriterebbe di essere raccontato, ma il palinsesto di questo incontro e la vostra pur cortese pazienza non lo consentono.

 Quindi, per semplicità di esposizione possiamo prendere in considerazione tre periodi storici:

-il primo, che abbraccia il XIX secolo, a partire dalla fine della città murata;

-il secondo, che riguarda il ‘900, fino alla seconda guerra mondiale;

-il terzo, dalla ricostruzione dopo le distruzioni della guerra fino ai nostri giorni

 PRIMO PERIODO

 E' nell'ottocento, specialmente a partire dalla seconda metà del secolo, che Cagliari, con una popolazione di circa 30.000 abitanti, inizia la sua espansione nel territorio al di fuori dei suoi quattro quartieri storici di Castello, Marina, Stampace e Villanova, con l'appendice del borgo di S. Avendrace.

 Nel 1858, infatti, prende corpo il primo piano regolatore ad opera di Gaetano Cima, "architetto primo" del Comune, che comprende, fra le varie proposte, anche l'indicazione di un possibile sviluppo della Città verso ovest con l'allungamento mediante un rettifilo della via S. Francesco (corso Vittorio Emanuele) fino al viale S. Pietro (viale Trieste).

Dal piano del Cima traspare, quindi, per la prima volta, l'interesse per lo sviluppo della città nella direttrice Stampace - S. Avendrace che troverà conferma nelle scelte urbanistiche del secolo successivo.

 Intorno alla fine del secolo, la popolazione raggiunge e supera i 50.000 abitanti ma le esigenze abitative restano ancora soddisfatte nell'ambito del territorio storico.

 SECONDO PERIODO (dal novecento fino alla seconda guerra mondiale)

 Nei primi tre decenni del novecento la crescita della città è invece caratterizzata dal fenomeno dell'inurbamento di popolazione proveniente dall'interno dell'Isola, specie dopo la prima guerra mondiale, cosicchè, alla fine degli anni venti, anche con l'annessione, nel 1928, delle frazioni di Pirri, Monserrato, Quartucciu e successivamente di Elmas, la popolazione raggiunge i 95.000 abitanti.

 Il problema abitativo diventa preminente e cresce in conseguenza l'attività edilizia che si manifesta in modo spontaneo, senza un disegno organico, principalmente:

 - a est, fra il quartiere di Villanova ed il Monte Urpinu (case comunali di piazza S. Benedetto, piazza Galilei, piazza Garibaldi e numerosi palazzi e ville di privati).

 - In alcuni nuclei residenziali minori sul colle di Bonaria, intorno al viale Merello ed al viale Trento e nella zona fra il viale s. Vincenzo e la Via Liguria.

 - ad ovest,  fra lo stagno di Santa Gilla ed i colli di Tuvixeddu e di Tuvumannu, attorno all’antico borgo di S. Avendrace, dove sorgono numerosi fabbricati per attività industriali e commerciali.

 In quel tempo matura la decisione di bandire un concorso nazionale per la redazione del piano regolatore della Città, che viene ricordato come il “Piano del 1929”

Il bando del concorso suggerisce l'opportunità di utilizzare oltre la zona di S. Avendrace anche Quella pianeggiante di Is Mirrionis per accogliere attività industriali e commerciali collegate con la possibilità di un futuro porto franco nella zona della "Scaffa".

 Fra le proposte del progetto prescelto, oltre le direttrici di espansione verso est (S.Benedetto, Monte Urpinu, Bonaria,  Poetto) è indicata una linea di sviluppo verso ovest: dalla via Roma verso S. Avendrace e S. Michele. ed in quella direzione viene individuata anche una nuova area cimiteriale. D i fatto il nuovo cimitero verrà realizzato negli anni '30 e verrà aperto nel ‘43,  anno tragico della distruzione della Città.

Durante la lunga attesa dell'approvazione del Piano, molte delle sue indicazioni vengono fatte proprie dal Comune nella sua prassi amministrativa, nel corso negli anni ’30 e fino al 1943.

In effetti lo sviluppo della Città che, nel frattempo, ha superato i 100.000 abitanti, in questo periodo è prevalentemente orientata verso le zone ad est, che sono favorite dalla presenza di opere di urbanizzazione, specialmente strade e fognature, ancora mancanti nel territorio di Is Mirrionis.

 

Il piano del '29, però, non verrà mai approvato; infatti dopo una lunga trafila di esami e modifiche, che dura più di dieci anni è definitivamente accantonato alla fine della guerra, nel 1944, per la necessità di tenere conto delle distruzioni belliche che hanno cambiato sostanzialmente la situazione dell'abitato: si pensi, ad esempio, che sui 7000 edifici, che costituivano il patrimonio edilizio della città, oltre un terzo, ben 2500 risultavano distrutti o gravemente danneggiati (dal censimento dei danni di guerra: 860 interamente distrutti, 1650 gravemente danneggiati).

  HOME PAGE pagina successiva