Parrocchia Sant'Eusebio - CAGLIARI
dove siamo

 

TERZO PERIODO

 Sulla base del piano del '29 viene allora allestito con urgenza il “Piano di Ricostruzione”, che diviene operativo entro pochi mesi.

  Esso propone, in sintesi:

 - la costruzione di nuovi alloggi per sfollati e senzatetto..

 - l'adattamento ad abitazione di fabbricati "militari;

 - il ripristino dei servizi pubblici;

 - il risanamento del centro storico;

 - l'indicazione delle zone di nuova edificazione e delle principali

    vie di comunicazione  (fra le quali.. l'asse via Is Mirrionis -

   via Liguria, la via Is Masonis, di accesso alla frazione di Pirri,

   la via Is Maglias ed altre).

Questo strumento d'emergenza, per sua natura limitato, per far fronte alle esigenze del momento drammatico della città distrutta, accompagna, di fatto, senza un disegno strategico compiuto, l'intenso sviluppo urbano per ben quindici anni, fino all’anno 1962, allorquando la popolazione residente supera ormai i 180.000 abitanti (140.000, nel 1951 e 180.000, nel 1961).

 Nascono in questa fase, spontaneamente o attraverso decisioni estemporanee dell’Amministrazione, interi rioni ad alta densità territoriale, principalmente nei quartieri di S. Benedetto, di Stampace, di Monte Urpinu, di Bonaria ed anche di Is Mirrionis (ad es. intorno alle vie S. Michele, Is Maglias), di Villanova (tra la via Liguria ed il viale s.Vincenzo) e tanti piccoli insediamenti sparsi in tutto il territorio.

Nello stesso tempo, a causa della grande richiesta di materiali da costruzione, si registra un'intensa attività di cava, in modo indiscriminato e senza alcun intervento di tutela ambientale, in tutte le zone collinari: Monte Urpinu, Bonaria, Calamosca, Tuvixeddu, Tuvumannu, S. Michele, e dell’arenile del Poetto.

In questo contesto della storia della Città come si colloca il quartiere di S. Michele - Is Mirrionis?

 Alla fine della guerra ed ancora nei primi anni '50 il territorio fra il Colle di S. Michele, l’Ospedale Psichiatrico di Monte Claro, la SS Carlo Felice, ed i colli di Tuvixeddu e Tuvumannu, si presentava come un ambiente agricolo incolto, pochi alberi e qualche gregge, attraversato da strade comunali sterrate: Is Mirrionis, Is Masonis, Is Cornalias, Is Maglias. Alle pendici di Tuvumannu fino alla strada comunale Is Mirrionis erano presenti numerosi fabbricati militari ormai abbandonati.

 Le strade erano sentieri che convogliavano le acque di tutto il bacino prevalentemente verso la frazione di Pirri, attraverso la via Is Masonis e verso S. Avendrace attraverso la via S. Michele. Le aree intorno all’attuale via Abruzzi non riuscivano invece a sgrondare. La rete fognaria dinamica era inesistente:solo una condotta, realizzata per servire l'Ospedale Ss. Trinità avviato nel 1945, scaricava le acque nere attraverso la via S. Michele e la via Po, nello stagno di S. Gilla.

 Tutte queste strade saranno aperte nel corso degli anni '50, utilizzando cantieri per disoccupati finanziati dal Ministero del lavoro e verranno completate successivamente, soprattutto negli anni '60, con la realizzazione di tutti i servizi

 I punti di contatto con la Città erano la piazza S. Avendrace, dove arrivava la linea 1 delle tramvie,la piazza d'Armi e la via Piemonte.

 I primi insediamenti che si affacciano sulla via Is Mirrionis negli anni 1944/45 sono l'Ospedale SS. Trinità e le baracche per i senzatetto ricavate dai fabbricati dismessi dall'Amministrazione militare.

Le cosiddette “casermette di Is Mirrionis”, che hanno ospitato il primo insediamento civile nella zona e il cui ricordo ha accompagnato per tanto tempo l'idea di quartiere periferico degradato, merita una riflessione. I fabbricati erano distribuiti in tre zone: A, B,C

 Quelli delle zone B e C ospitavano 400 famiglie in condizioni paragonabili a quelle di campi profughi palestinesi o delle favelas brasiliane: camerate occupate in promiscuità da numerosi nuclei familiari, fontanelle e servizi igienici comuni all'aperto, in mezzo al fango o alla polvere, dove anche si cucinava. L’Unione Sarda nel dicembre 1945 riportava la denuncia di un gruppo di studenti cattolici all’Assessore comunale all'igiene delle pessime condizioni di vita degli sfollati di Is Mirrionis; nel gennaio del 1948 lo stesso giornale, in un servizio di Vittorio Stagno, confermava l’assenza di condizioni civili di vivibilità.

 Il calvario di queste persone ha avuto fine solo dopo vent'anni, nel 1963, allorchè, durante l'Amministrazione Brotzu, esse furono finalmente trasferite nelle nuove case comunali delle vie la Nurra, Marghine e Seruci.

Quell'ambiente di degrado non solo materiale ( si ricordi che situazioni simili erano presenti negli stessi anni '44/45 anche all'Ippodromo del Poetto, al lazzaretto di S. Elia ed a Giorgino) ha certamente lasciato il segno; tanti bambini e giovani, cresciuti in quelle condizioni,senza orizzonti, con scarse risorse, con poca o nulla istruzione scolastica e privati della dignità del riserbo personale e dell'intimità familiare. Di quella eredità della guerra anche la Città, vittima ed in parte responsabile, ha pagato un prezzo sociale e, forse, ancora lo paga nelle manifestazioni di devianza presenti in alcuni ambienti cittadini.

 Nell'anno 1950 il Comune assegna gli alloggi popolari nel primo importante insediamento realizzato nella piazza S. Michele , mentre costruzioni di privati, per lo più di modeste dimensioni, cominciano a nascere in modo casuale nel territorio, specie in prossimità delle vie S. Michele, Is Maglias, Is Cornalias e Abruzzi. Successivamente lo stesso Comune realizzerà un altro complesso di abitazioni sulla via Podgora, nel quale trasferirà gran parte dei senzatetto del Poetto prima ricordati.

 Per suo conto, nel 1952,lo IACP iniziala realizzazione del primo nucleo di case popolari, sulla via Is Mirronis, cui seguiranno molti altri lotti, nel corso dei due settenni del”Piano Fanfani”. In effetti gli interventi INA Casa e Gescal caratterizzano positivamente il futuro quartiere, il quale, però, continua la sua crescita disarticolata in altre parti, ad opera di privati.

 Il consumo disordinato del territorio comunale, qui come nel resto della Città, di fronte alla crescita della domanda di abitazioni e servizi, induce l'Amministrazione ad accelerare il varo di un nuovo Piano Regolatore Generale che, adottato nel 1962 dal Consiglio comunale, diviene subito operante e verrà definitivamente approvato dalla Regione nel 1965.

 Il riordino dell'attività edilizia,sotto il profilo normativo e dei relativi comportamenti amministrativi, costituisce l'effetto positivo più rilevante del nuovo Piano. Da quel momento è stato possibile affrontare in modo ordinato la grande pressione insediativa che, negli anni '60 e '70, in corrispondenza del boom economico, ha causato invece situazioni di disordine ambientale in molte città italiane.

Il nuovo PRG. con la previsione delle grandi zone di espansione residenziale di Is Mirrionis. Bingia Matta e Mulinu Becciu. Costituisce l'atto formale di nascita del nuovo quartiere attorno al colle di S. Michele

 

Intanto la popolazione cagliaritana supera in quel tempo i 225.000 abitanti e gli effetti del nuovo PRG si fanno sentire subito concretamente.

 Già nell'anno 1963 diventa operante il piano per l'edilizia economica e popolare, ex legge 167, (primo comune italiano), per nuovi insediamenti di circa 20.000 abitanti, distribuiti nel territorio comunale, che tanto influirà sulla crescita di questo quartiere per l'attuazione dei programmi dell'lACP e delle cooperative edilizie convenzionate.

 Nello stesso tempo la certezza del disegno urbano rende possibile l'avvio dei lavori per la nuova fognatura, indispensabile per i nuovi insediamenti.

 Da ricordare, ancora, che al PRG è dovuta la definizione dei vincoli di protezione ambientale, specialmente sulle zone verdi collinari (tra cui S. Michele) e su quelle umide degli stagni, che oggi promuovono, sotto questo profilo, la Città in posizione di eccellenza fra le grandi aree urbane del Paese.

 Quegli anni sessanta saranno ricordati nella storia di Cagliari come un passaggio fondamentale per il futuro della nostra Città. Ne va dato merito a quella Amministrazione ed a quel grande sindaco che è stato Giuseppe Brotzu.

 Il risultato del percorso che abbiamo ricordato è l'attuale grande quartiere di Is Mirrionis - S. Michele, caratterizzato da una contenuta densità edilizia, servito da un sistema funzionale di strade e di servizi e circondato dalle aree dei parchi di S. Michele e Monte Claro e del futuro Parco Archeologico.

 Insieme a Mulinu Becciu ed alle confinanti zone ospedaliere e universitarie concorre a costituire il polo nord-occidentale, che assume una funzione strategica di riequilibrio dell'intero organismo urbano, in termini ponderali e di distribuzione delle funzioni territoriali.

Le chiese

 Ritorniamo ora alle parole di Paolo De Magistris, citate all'inizio per constatare come, anche attraverso la cronologia relativa alla nascita delle nuove parrocchie, possiamo ricostruire, passo dopo passo, la crescita del quartiere.

 Infatti nell'anno 1949 la configurazione ecclesiastica della città verso la zona Nord può così sintetizzarsi:

- verso nord-est la parrocchia di S. Giacomo, da Villanova a Pirri;

- verso nord-ovest le parrocchie dell'Annunziata e di S. Avendrace.

 Successivamente:

 1)- nel 1949: erezione della nuova Parrocchia della Medaglia Miracolosa, che funziona nella chiesetta provvisoria di piazza S. Michele con la presenza dei Padri Missionari Vincenziani. (Signor Abbo);

 2)- nel 1954: erezione della nuova Parrocchia dedicata a S. Francesco d'Assisi (dal 1950 funziona un centro di culto, dedicato a Maria Immacolata, curato dai Padri Francescani Conventuali in un piccolo locale alle pendici di Tuvumannu). (Padre Solinas);

 3)- nel 1958: erezione della nuova parrocchia di S. Eusebio che svolge la sua attività dapprima in uno scantinato dell'lna-Casa in via Is Mirrionis, successivamente -1962- in una piccola cappella nella via Mons. Piovella e, infine, dall'anno 1972, nel nuovo grande complesso parrocchiale.(Don  Francesco Alba);

 4)- neI 1967: erezione della nuova parrocchia dei SS. Pietro e Paolo che opera in un vecchio capannone militare, sulla via Is Mirrionis, successivamente ristrutturato. (Don Giorgio Cara)

 5)- nel 1973: erezione della nuova parrocchia di S. Massimiliano Kolbe, zona Bingia Matta alle pendici orientali del colle (Don Carlo Follesa)

6)- nel 1986: erezione della nuova parrocchia della "Sacra Famiglia", in via Montello, per le zone di Tuvixeddu e Tuvumannu (Don Eugenio Porcu).

 7)- Alle precedenti bisogna aggiungere la confinante parrocchia della Madonna della Strada a Mulinu Becciu.

Proprio con le parrocchie vorrei ora concludere queste brevi considerazioni.

 Il quartiere continuerà, certamente, a migliorare nelle sue strade, nei suoi servizi, nell'aspetto delle sue case e delle sue aree verdi: il nuovo piano urbanistico comunale, approvato nel 2000, potrà indirizzare il suo ulteriore ordinato sviluppo.

 Ma ancor più bisogna augurarsi che siano sempre più favorevoli le condizioni sociali complessive per accompagnare la crescita degli abitanti.

 In questa prospettiva la presenza delle parrocchie, così profondamente strutturate nel territorio con i loro oratori ed il volontariato, continuerà a proporsi come un servizio primario di formazione oltre che religiosa anche culturale e civile per l'intera comunità.

ingegner Antonello Zoppi

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