Parrocchia Sant'Eusebio - CAGLIARI

        

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Omelia del  7 settembre 2013

di Monsignor Antioco Piseddu Vescovo d'Ogliastra

Festa di Sant'Eusebio 2013

 

    La celebrazione della festa patronale di Sant'Eusebio dà modo alla comunità parrocchiale di vivere una intensa esperienza di vita cristiana.

Possono essere vari i livelli di questa esperienza.

Mi limiterò a fermarmi sulla dimensione mistica dell'incontro, al fare memoria della storia che lo riguarda, ad ascoltare il suo insegnamento ancora vivo nella chiesa.

1-    Una presenza che continua. Il significato più profondo di quel che stiamo vivendo è proprio quello di essere assemblea di Chiesa, nel tempo ma vivendo e anticipando la dimensione eterna.

Siamo tra di noi, molti vi conoscete, ma insieme ci sentiamo famiglia; davanti al Cristo risorto e glorioso, il Salvatore.

E accanto a lui i nostri Santi. S. Eusebio fa parte della nostra assemblea. E' qui tra noi. Se lo potessimo vedere!.

Davanti a questo altare in preghiera con noi e per noi, anzi sta prendendo la nostra preghiera e la sta presentando al Signore. Si può parlare di una esperienza mistica?

Certo siamo chiamati a varcare la soglia del mistero, seguendo l'invito di Giovanni Paolo II e gioire, quasi anticipando quello che sarà il nostro destino definitivo: la gloria di Dio, in cui anche noi saremo chiamati ad essere santi tra i santi.

Nella storia che continua facciamo memoria, Noi siamo nel tempo, ma il tempo è come un fiume che scorre e si immerge nell'eternità. Ma per l'eternità, che veniva definita un "presente che non passa", tutto è contemporaneo.

Per questo noi ci sentiamo contemporanei di Cristo, di S. Eusebio, e degli altri Santi, specie nelle celebrazioni liturgiche. La Liturgia: l'eterno nel tempo.

Ma ci sentiamo legati a lui come suoi concittadini, quasi in parentela con lui, conosciuti e amati da lui.

Tutto il passato lo consideriamo esperienza della Chiesa e suo arricchimento. Riandiamo al periodo storico di S. Eusebio, per imparare.

La sua vita inizia alla fine del III secolo o agli inizi del IV e termina nel 371. E' il tempo dell'impero romano; forse è nato sotto l'imperatore Diocleziano durante le ultime persecuzioni contro i cristiani con un gran numero di martiri.

Ho detto che siamo suoi concittadini:  vorremmo sapere molte cose della sua vicenda terrena e quindi della nostra storia.

Le antiche tradizioni documentate già dal secolo VIII, ci hanno riportato il nome della madre: Restituta; il luogo della sua casa Stampace,   dove poi è sorta la chiesa dedicata a Santa Restituta, sopra la sua grotta, nella quale furono trovate, nel 1614, antiche reliquie con una iscrizione "HIC SUNT RELIQUIAE SANCTAE RESTITUTAE".

La sua famiglia doveva essere agiata e di alto livello sociale se troviamo appena più tardi, il giovinetto a Roma, nell'ambito della Chiesa e a servizio del papa, prima Eusebio, poi Melchiade, Giulio I e Damaso.

Nel frattempo grandi cambiamenti erano avvenuti nell'impero romano e Costantino, nel 313, aveva dato ai cristiani il riconoscimenti giuridico della propria esistenza e aveva favorito la prima organizzazione della Chiesa.

Noi vorremmo sapere cosa sia avvenuto in Sardegna in quel periodo. Ma le notizie sono frammentarie e non sicure.

Si parla dì alcuni martiri della persecuzione di Diocleziano, (S. Efisio, S. Saturnino, S Greca, S. Vitalia, S. Lussorio e altri),  era stato appena costruito l'anfiteatro romano.

Ma ora, anche in Sardegna la Chiesa si sviluppa e cresce. Eusebio diventa un personaggio importante a Roma e i papi lo incaricano di importanti missioni  diplomatiche, tra cui una a Vercelli.

Fu tanta la stima e la simpatia di cui fu circondato che fu eletto vescovo dalla gente.

Ma il Papa Giulio approvò la scelta tanto che lo consacrò lui stesso il 15 dicembre 345. 

Cominciò per lui un periodo di gravi responsabilità e impegni pastorali.

Le popolazioni della zona erano ancora per la maggior parte pagane.

Lui fu l'evangelizzatore.  Intelligente e colto, si impegnò a conservare quanto c'era di valido nella cultura pagana, dandogli nuovi contenuti cristiani, si circondò di validi collaboratori sacerdoti e li raccolse perché facessero vita comune, difese i poveri dalle angherie dei potenti e anche dai soprusi dell'imperatore.

E i successori di Costantino non si può dire che siano stati irreprensibili.

Ma la sua figura giganteggia come difensore della vera fede, perché, cessate le persecuzioni, la Chiesa fu scossa da violente lotte interne, per precisare e difendere la verità rivelata.

Violentissima fu la lotta contro l'arianesimo, che negava la divinità di Cristo, verità essenziale per il cristianesimo; già affermata nel concilio di Nicea del 325, e contenuta nel simbolo, la formula del credo di Nicea, quello che ancora recitiamo nella messa, con qualche integrazione del Concilio Costantinopolitano I.

I difensori della vera fede, tra i quali S. Atanasio di Alessandria, e Lucifero di Cagliari, furono sottoposti a persecuzioni e all'esilio, e molto soffrirono.

Eusebio fu uno di loro e dei più coraggiosi ed inflessibili.

L'imperatore Costanzo II era diventato ariano e voleva imporre l'eresia con la sua autorità e i mezzi coercitivi.

Eusebio fu condannato all'esilio e dovette lasciare l'Italia per andare esule a Scitopoli, in Palestina.

Con lui era stato esiliato anche Lucifero di Cagliari, in Cappadocia, nell'attuale Turchia e vari altri che soffrirono per la difesa della fede.

Le situazioni politiche apportarono variazioni nella loro condanna, finchè poterono riottenere la libertà e tornare nelle loro sedi.

Ma non cessò l'impegno per la difesa della fede.

San Girolamo potè affermare che col rientro di Eusebio, la Chiesa in Italia smise le vesti da lutto.

Continuò a fare il missionario, andando anche nei luoghi del suo esilio, per testimoniare la vera fede.

Di tutto informava, con lettere e anche di persona, Papa Liberio, come segno dell'attaccamento alla Chiesa e alla sede di Roma, con la quale è necessario, come affermava Ireneo, che tutte le Chiese siano in comunione.

Le atroci sofferenze sopportate fecero chiamare Eusebio martire.

Quando morì, nel 371, era imperatore Valentiniano II.

La Chiesa del nord'Italia fioriva e sulla sua scia la servivano altri santi.

Preparò la fondazione della diocesi di Torino, di Tortona, e di altre città del Piemonte e della Lombardia, favorì il culto mariano nei due santuari di Oropa e di Rho, promosse la vita comune delle donne, fondando dei primitivi monasteri.

La gente non lo dimenticò  ma lo considerò sempre come  fondatore della Chiesa di Vercelli ed evangelizzatore del Piemonte.

Nel 1961, è stato proclamato  patrono della regione subalpina. La festa liturgica è fissata al 1° di agosto, giorno della sua morte.

Cagliari gli ha dedicato questa parrocchia e questa chiesa.

3- Ma noi continuiamo a guardare a lui, a invocarlo come protettore e intercessore presso Dio e a ispirarci ai suoi esempi.

I secoli che ci separano dalla sua esperienza terrena, non hanno attutito i ricordi e la vivezza della sua testimonianza.

Le analogie tra il suoi tempi e i nostri sono molte.

Allora c'era un mondo da convertire al cristianesimo e alla verità.

Oggi, in una società opulenta e sazia , orgogliosa di cultura e scoperte scientifiche e tecniche, si assiste al tentativo di superare il cristianesimo, e si parla di epoca post cristiana. Si prendono le distanze dalla verità, col relativismo filosofico e morale, per cui non c'è verità oggettiva e non c'è un bene oggettivo da perseguirsi da tutti.

Il risultato è il soggettivismo totale, la solitudine totale davanti alla vita, il nulla, il nichilismo, nelle scelte del presente e del futuro.

Di fronte alla storia una incertezza di prospettive.

Si è persa la speranza? Come si può vivere senza speranza? Ma se questa non è in Dio, quale base stabile può avere?.

Risuonano nella storia recente, i moniti di Giovanni Paolo II, di Benedetto XVI, di Papa Francesco: l'uomo di oggi non si lasci derubare della speranza.

E' l'invito che cogliamo ancora dalla voce di S. Eusebio, che cogliamo ancora dalla voce della Chiesa, che sentiremo ancora tra pochi giorni dalla voce amica e paterna, del profeta del nostro tempo, Papa Francesco, nella nostra città.

Uomini di oggi, in una società cattiva e triste, che si ritrova stanca e vile, che ha rinunciato alle altezze, aprite le porte a Cristo.

Aprite le porte alla nuova speranza.

 

 
 

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