Parrocchia Sant'Eusebio - CAGLIARI

CHI SIAMO

Ricordo i “piani di lavoro”, miei e dei colleghi insegnanti, che si aprivano, anno dopo anno, con la banalità data per assodata: “i ragazzi provengono da un ambiente agropastorale povero di stimoli culturali….bla, bla, bla….” Un anno volli fare una verifica: in ogni classe non più di due alunni avevano un genitore pastore o agricoltore, la stragrande maggioranza erano figli di artigiani e operai. Solo perché si era in un piccolo paese lontano dalla città era scontato che l’ambiente fosse agro pastorale, anche se la media globale degli agricoltori non raggiungeva il 10% in perfetta linea con i paesi industrializzati. Frasi fatte spesso non verificate ma che condizionano il nostro modo di pensare anche travisando la realtà, credo ce ne siano tante.

Chi non lega l’idea di periferia della città al degrado ambientale e sociale? Ma è sempre così? Esistono nella realtà i quartieri bene e quelli malfamati, ma quasi mai il nostro giudizio è frutto di una conoscenza diretta, tra l’altro impossibile o quasi. Abito ormai da 8 anni in un quartiere di periferia con strade principali abbastanza ampie, ricco di verdepubblico e privato, che potrebbe essere curato e migliorato, case per lo più popolari ma decenti, servizi pubblici sufficienti anche se si vorrebbe giustamente sempre di più. Altrove, in questo sito, accenno alla cattiva fama che accompagna il nome del quartiere che chiaramente è composto nella quasi totalità da persone oneste e spesso encomiabili per il loro impegno sociale. Ma veniamo alle frasi fatte che continuano a condizionare il mio modo di pensare il quartiere e la parrocchia.

“É un quartiere di vecchi”

Su 5,452 residenti al 9/10/2009 gli ultrasessantacinquenni erano 1220gli adulti 2869 i giovani (14-29 anni) 829. Non sono bravo in matematica né in analisi sociali ma, a naso, considerato l’andamento della popolazione globale in Italia non mi pare siamo molto distanti dalla media nazionale. Se ci sono solo 417 ragazzi/e sotto i 14anni è perché il quartiere è abitato da vecchi o per la contrazione delle nascite? D’altra parte interi condomini sono di fatto occupati da studenti, almeno duemila, che per lo più non sono “residenti” perciò l’età media si abbasserebbe di molto. Purtroppo, per quanto riguarda la parrocchia sono un corpo estraneo che non si è mai riusciti a coinvolgere se non in parte praticamente insignificante. Contrariamente al passato anche il Seminario Regionale e quello Diocesano, minore e maggiore, oggi non hanno alcun contatto con la parrocchia. Sempre guardando semplicemente i numeri viene smentita anche l’affermazione che sia altissima la “sacramentalizzazione” della popolazione cittadina. Lo è per il Battesimo ma già per l’Eucaristia, la Penitenza e la Cresima, poiché si richiede un cammino di fede su 8 anni, troppi ragazzi/e mancano all’appelloe la responsabilità è certo dei genitori e della parrocchia. I ragazzi della scuola dell’obbligo sono 242 ma gli iscritti ai corsi di catechismo 137, poco più del 50 per cento. La tristezza perché, durante l’estate anche questi scompaiono quasi completamente, non può farci dimenticare quelli che con la parrocchia non hanno alcun rapporto. Certo per motivi vari alcuni frequentano catechismo e Messa in altre parrocchie, ma, più o meno lo stesso numero frequenta la parrocchia di S. Eusebio pur essendo residenti altrove.

É una frase fatta anche l’affermazione che in Sardegna i “praticanti”, intendendo coloro che frequentano la Messa la Domenica, siano tra il 20 e il 30%. Ogni volta che ho voluto contare i presenti alla messa di precetto, compresa quella vespertina del sabato, non sono arrivato mai oltre le 500 persone, se non sbaglio circa il 10% e la media nazionale non mi risulta sia diversa in altri ambienti sia della città che dei paesi.

Sono pessimista o realista? Non lo so. Di certo so che non ho soluzioni. Un po’ perché il successo delle iniziative pastorali non è mai garantito, nessuna iniziativa proposta in ambienti diversi ha lo stesso successo o insuccesso.  I risultati positivi, poi,  sono duraturi al massimo per le persone che si riesce a coinvolgere ma sono tante, forse la maggioranza, quelle che sono solo sfiorate, o si dichiarano all’oscuro delle attività della propria parrocchi; quanti, e lo dico sorridendo, non conoscono neppure il nome del proprio parroco? Anche la mia azione è più conservativa, rivolta cioè alle persone che si avvicinano, pittosto che missionaria, indirizzata cioè ai così detti “lontani”. Non sono riuscito a proporre nulla di coinvolgente ai circa 2000 universitari che, molti solo di passaggio ma alcuni stabilmente, dimorano nel territorio della parrocchia.

“É un quartiere di poveri e pensionati”.

Abbiamo detto dei pensionati-vecchi. Dal punto di vista economico è un quartiere, almeno nella parte “storica”, popolare e spesso la vera povertà è pudica e tende a nascondersi, tanto che scoprirla e alleviarla non è facile. Il tenore delle costruzioni nelle zone di più recente espansione fa pensare ad un livello medio alto, minoranze certo, ma è così altre zone della città. Mi risulta che ci si sorprende vedendo ristrutturazioni e arredamenti di buon livello anche in quartieri storici supposti degradati. La crisi economica sta colpendo duramente quella categoria di persone che già viveva-sopravviveva di lavori saltuari. Molti devono limitare le spese, se prima non c’era da scialare oggi…, ma anche queste considerazioni non riguardano solo il quartiere. Non credo sia aumentata, ma sembra ci sia una specie di recrudescenza della povertà morale nelle sue varie manifestazioni: consumo e spaccio di droga, scippi e piccoli furti, ma non sono fenomeni solo di periferia.

Anche la mentalità che a tutto debba provvedere lo stato: alla casa e alla sua manutenzione, al lavoro, e che sia un lavoro che piace, fa parte di una mentalità corrente. Non mi risulta che in altri quartieri ci sia stata la corsa a entrare in possesso della case degli enti pubblici, infatti, poi bisogna pagare la manutenzione e le tasse… Anche questa è povertà morale, ma non credo sia una piaga esclusiva del quartiere. È il risultato di un’educazione e di una politica sbagliata? Spetta alla politica farsene carico e cercare le soluzioni? Credo di sì, ma questo non vuol dire che come parrocchia, assieme alla carità immediata, non dobbiamo impegnarci ad sviluppare in tutti il senso delle responsabilità. Per costruire qualcosa, per qualunque iniziativa è necessaria la collaborazione, è necessario esporsi, dare del proprio tempo e contribuire economicamente. È bello avere un oratorio funzionante, ma non tutto si può avere a gratis.

 

 

50 anni fa assieme all'espansione edilizia di Cagliari nasceva la parrocchia di S. Eusebio.

Furono anni di crescita tumultuosa tali da rendere necessaria la creazione della parrocchia di santi Pietro e Paolo (1967) e successivamente (1973) di San Massimiliano Kolbe.

Nonostante il distacco di zone già intensamente popolate SS. Pietro e Paolo o in forte espansione S. Massimiliano Kolbe, per tutti gli anni 70, la parrocchia risultava molto popolosa (intorno ai 15.000) e giovane come risulta dai grafici dei Battesimi e delle Cresime.

 

 

 

 

 

 

Poi è iniziata una lenta inesorabile contrazione. Alla contrazione delle nascite si aggiunge il fenomeno dell'emigrazione: i giovani che mettono su famiglia si stabiliscono in nuovi quartieri poi nell'interland sempre più lontano dalla città dove i prezzi delle abitazioni sono sempre più proibitivi.

 

 

 La popolazione residente pian piano invecchia come dimostra il grafico stabile dei decessi.

 

 

Ma sono invecchiate soprattutto le tipologie degli appartamenti.

Se da una parte sono spesso abbastanza ampi,essendo progettati per famiglie numerose, sono per lo più in palazzi senza ascensori.

Oggi chi eredità quegli appartamenti e si è già fatto una vita altrove preferisce affittare a studenti che, oltre alla convenienza economica, si trovano abbastanza vicini a diverse facoltà universitarie.

Per svariati motivi, non ultimo il pendolarismo i giovani universitari pur molto numerosi restano un corpo estraneo alla parrocchia salvo poche eccezioni.

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